Maria Cristina Gasche: estetica, istinto e bellezza come linguaggio

Tra arte, fotografia e imprenditoria creativa, la fondatrice di Amira Bags racconta un percorso non lineare fatto di gusto visivo, autenticità e ricerca personale

C’è chi arriva alla creatività per traiettorie lineari e chi, invece, la scopre strada facendo, lasciandosi guidare dall’estetica, dall’istinto e da una ricerca personale in continuo movimento. Maria Cristina Gasche appartiene a questa seconda categoria: romana, con un background in Scienze Politiche e comunicazione, ha scelto di dare forma alla propria visione fondando Amira Bags, un progetto nato quasi per gioco e diventato un linguaggio espressivo preciso. Tra arte, fotografia, gusto visivo e sensibilità contemporanea, il suo percorso racconta un’idea di creatività come spazio aperto, fatto di contaminazioni, relazioni e attenzione alla bellezza.

In questa intervista ci parla di origini, ispirazioni e del modo in cui estetica e autenticità possono ancora dialogare, anche nell’era dei social.

Da dove vieni, come hai iniziato e come ti consideri oggi?
Vivo a Roma anche se ho origini piemontesi, svizzere e del sud Italia. Mi sono laureata in Scienze Politiche alla Sapienza senza inizialmente avere un’idea molto chiara di quello che volevo fare nella mia vita. Poi fortunatamente con il tempo ho capito che strada volevo intraprendere, anche se penso che tutto è sempre molto in evoluzione. Ho un mio brand di borse, faccio pubbliche relazioni, sono appassionata di arte e fotografia, essendo anche figlia di un fotografo. L’arte, l’estetica e la bellezza sono per me fondamentali. 
Social e gusto estetico vanno a braccetto. Se dovessi pensare a uno stile a cui ti ispiri, quale sarebbe?
Non saprei. La verità è che non mi inspiro a uno stile in particolare. Lo stile di una persona è come il suo carattere, pieno di mille sfaccettature, in continua evoluzione e ricerca. Almeno per me è cosi, se no sarebbe tutto molto noioso.

Quali strategie metti in campo per allargare la tua community?
Non uso nessuna strategia, se non condividere ciò che mi piace e mi appassiona, cercando di farlo nel modo più simile a quella che sono io. 
Anche l’arte e la cultura viaggiano veloce. Secondo te, quanto sono utili i social per la divulgazione culturale?
Molto utili, grazie ai social è infatti possibile raggiungere un gran numero di persone. L’importante è però il modo con i quali vengono utilizzati. In merito all’arte e alla cultura, secondo me, dovrebbero cercare di comunicare in un modo semplice e facile in modo da appassionare sempre più persone e allo stesso tempo permettere loro di riconoscere un’idea di estetica che ormai manca sempre di più. 

I social generano nuovi modi di fruizione. Quali sono vantaggi e limiti?
Come nella precedente domanda il vantaggio dei social è sicuramente quello di veicolare idee raggiungendo un gran numero di persone, dall’altra, secondo me, tutto sta a come vengono veicolate queste idee, spesso purtroppo in modo superficiale, con poco gusto e poca educazione. 
Da utente: il tuo profilo preferito?
Non ne ho uno in particolare ma molti. Cerco di riassumerli il più possibile. Per il discorso di interior design/architettura Cabana Magazine, AD Italia, per l’arte classica Massimo Osanna e Thomas Salomon, per quella contemporanea Inside Art Magazine, per l’abbigliamento il marchio francese Sézane, per le fotografie Roversi, Lindbergh, e altri. Amo molto anche Italysegreta essendo un grande amante del mio paese e di tutto ciò che è italiano.