Una nuova generazione di creativi sta riscrivendo il modo in cui guardiamo, comunichiamo e interpretiamo l’immagine. LINK IN BIO – Storie di creativi nasce per raccontare le loro visioni: un progetto che esplora i confini sempre più sfumati tra arte, design, moda e linguaggi digitali. Visioni ibride, approcci trasversali, estetiche che non chiedono definizioni.
C’è chi rincorre la velocità del digitale e chi, invece, sceglie di rallentare. Non per sottrarsi al presente, ma per viverlo con maggiore consapevolezza. È il caso di Gianvito Fanelli, fondatore di Vita lenta, progetto editoriale nato quasi per caso in provincia, tra le strade di Conversano, in un momento di ritorno e di riscoperta.
Da dove vieni, come hai iniziato e come ti consideri oggi?
La mia formazione è da designer della comunicazione e dei servizi. Poi, nel corso degli anni, ho fatto un po’ di tutto: eventi nel campo musicale e del design, ho scritto per diverse testate nei campi del design, del lifestyle e del cibo. Oggi mi considero sempre un designer, un creator, direi un “creativo”. Vita lenta, il mio progetto più noto, è nata per caso, camminando per le vie di Conversano, la mia città natale dove sono tornato a vivere nel 2020. Credo che, in qualche modo, sia il trait d’union fra tutte le cose che ho fatto fino ad ora: c’è il racconto, c’è il branding, da poco ci sono anche gli eventi.


Social e gusto estetico vanno a braccetto. Se dovessi pensare a uno stile a cui ti ispiri, quale sarebbe?
Semplicità. Non credo nelle cose inutilmente complesse. La complessità aggiunta serve solo a mascherare l’assenza di sostanza, secondo me, in tutto: nel design, nel cibo, nella scrittura.
Quali strategie metti in campo per allargare la tua community?
Nessuna strategia, solo essere autentico e cercare di raccontare qualcosa d’interessante e genuino, facendomi guidare un po’ dal mio istinto e senza cavalcare troppo i trend.
Anche l’arte e la cultura viaggiano veloce. Secondo te, quanto sono utili i social per la divulgazione culturale?
Possono essere molto utili, ma la velocità porta con sé spesso la superficialità. I social possono essere un’ottima finestra su un mondo, un punto di partenza, ma poi le cose vanno approfondite.

I social generano nuovi modi di fruizione. Quali sono vantaggi e limiti?
Cerco di vederne più i vantaggi, in particolare l’aver democraticizzato tantissimo l’accesso all’informazione e la possibilità di esprimersi. Uno dei miei “motti”, magari un po’ naïf, è: “Anche se vivo in provincia, con la giusta dose di curiosità posso sapere cosa sta succedendo dall’altra parte del mondo”. Questo oggi avviene quasi in tempo reale, e non è poco. Il tema, il limite, è non rimanere confinati dietro lo schermo, ma conoscere nel mondo reale.
Da utente: il tuo profilo preferito?
Impossibile rispondere. Vago dal trash più assoluto alle pagine più underground. Mi piacciono tantissimo le pagine e le persone capaci di raccontare pezzi di umanità: dall’amico @therainbowisunderstimated fino a @chinatownphill e @newyorknico. E anche le pagine di cani, ovviamente, come il side-project di @chinatownphill: @newyorkgoodboys.



