Le bugie di Dambruoso e la causa contro il Ministero della cultura

Le polemiche montante ad arte come vendetta per l’esclusione dalla mostra sul Futurismo

I conflitti d’interesse si possono manifestare in tanti modi. Quello che stiamo per raccontarvi ha per protagonista Alberto Dambruoso, critico e curatore d’arte, docente presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia (città che non cita nel suo profilo social forse perché erroneamente considerata non all’altezza della sua fama). Dambruoso da qualche tempo, imboccata la scivolosa strada della vendetta, si scaglia contro chi non gli ha aperto le porte della Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea di Roma e poi come, se non bastasse, accusa di “cecità e disonestà” chi, come il sottoscritto, gli ha chiesto conto di una certa sua incoerenza. Un’aggressività spropositata che pennella un ritratto a tinte pastello della più classica delle code di paglia. Per carità, siamo di fronte a quisquilie. Piccole beghe economiche di chi, tenendo famiglia, prova a passare alla cassa prima che alla storia, bussando a casa di Pantalone. Ma proprio per la sua irrilevanza questa storiella merita di essere raccontata.

Ecco i fatti. Dambruoso, nonostante le sue ferme smentite, ha effettivamente citato per danni il Ministero della Cultura (che controlla la Gnamc, notoriamente priva di rappresentanza giuridica) chiedendo un risarcimentuccio di 230.000 euro per la sua mancata conferma come curatore alla mostra del Futurismo, svoltasi appunto nella stessa Galleria poco più di un anno fa. La causa risarcitoria è stata intentata alla fine del 2025 e due giorni orsono c’è stata la prima udienza. In attesa di vedere come andrà a finire, intanto cerchiamo di capire cosa ci sia effettivamente dietro. Più fonti riferiscono che Dambruoso all’epoca aveva cercato di smuovere mari e monti per arrivare a quella curatela, che di fatto sarebbe stato il picco della sua carriera di curatore, il che effettivamente spiega perché ci tenesse tanto. Ma non essendoci riuscito alla fine si è rivolto prima al giudice supremo della corte mediatica di Striscia la Notizia, cioè Jimmy Ghione, e poi agli avvocati veri e propri. Intendiamoci, tutto legittimo. Se il Prof. Dambruoso è convinto di aver subito un torto ha fatto benissimo a rivolgersi ai magistrati.

Il problema è che il critico Dambruoso con i suoi comportamenti dimostra di aver perso di vista proprio l’essenza della funzione della critica. Essenza che risiederebbe nell’analisi e valutazione oggettiva di situazioni, opere o idee. Non in un semplice giudizio negativo, ma in un’attività intellettuale volta a comprendere, interpretare e contestualizzare, distinguendo i fatti dai pregiudizi per garantire una comprensione lucida. Essenza che soprattutto richiede terzietà e disinteresse rispetto ai fatti narrati. Qui invece il professore attacca per rodimento, critica evidentemente per rappresaglia. E questo non va bene. Che non gli piaccia un allestimento della direttrice Cristina Mazzantini ci sta. Figuriamoci. E’ nella logica del fare guadagnare consensi e dissensi. Ma che vesta la sua rabbia, il suo disappunto, il suo desiderio di rivalsa degli abiti nobili della critica d’arte questo non gli è concesso. Dispensare poi accuse e ammonimenti sapendo di mentire, come leggerete nel dialogo sui social che qui di seguito riportiamo (“Nessuna causa contro la GNAM!”), è una reazione infantile che fa quasi tenerezza.

Ma vorrei essere ancora più chiaro. Non ce l’ho con il Prof. Dambruoso. La rabbia che arriva dopo una delusione professionale è umana, così come il tentativo del risarcimento. La lezioncina però no e ancor meno il veleno camuffato da critica. Quelle se le doveva evitare. Da anni, con polemiche ormai stantie, si discute del perché la critica d’arte sia in profonda crisi o considerata “finita”. Questa polemicuccia tanto prosaica e poco futurista non entra certo nel novero del dibattito sull’iper-estetizzazione diffusa, sulla mancanza di distinzione tra avanguardia e manierismo, o sulla trasformazione della critica in pura interpretazione soggettiva. Niente di tutto questo. Ci aiuta piuttosto a capire del perché, più in generale, di un certo modo di fare critica o giornalismo non importa più a nessuno.

da Facebook

Guido Talarico: “Caro Professore ma non è che scrive con così tanta acrimonia contro Cristina Mazzantini soltanto perchè lei è attualmente in causa contro la Gnam dopo essere stato escluso come curatore per la mostra sul Futurismo? Perché se così fosse le sue immotivate critiche troverebbero almeno una spiegazione logica. I meriti della gestione Mazzantini sono celebrati su tutti i giornali di settore, compreso quello sul quale si esercita lei. Dunque ci dica, è in causa contro la Gnam? E’ affetto anche lei dalla sindrome dell’escluso?”

Alberto Dambruoso: “Critiche immotivate???? Beh ci vuole davvero coraggio a dire che sono critiche immotivate. Sono tutte ben argomentate….Se poi si è ciechi o disonesti intellettualmente questa è un’altra cosa… Scelga Lei una delle due. Nessuna causa contro la GNAM. E’ stato informato male e prima di affermare certe cose pubblicamente occorrerebbe verificare le fonti perché poi si fanno certe figure.. Ma cos’è poi Lei l’Avvocato della Mazzantini?”