«L’arte non è un rifugio, ma un corpo a corpo con la realtà, un modo per dare ordine al caos e luce all’ombra». Con queste parole, si può forse riassumere l’approccio intellettuale e umano di Lorenza Trucchi, morta la notte tra il 3 e 4 febbraio a Roma, all’età di 104 anni. Nata nel 1922 nel Principato di Monaco da una famiglia ligure, si è trasferita nella Capitale italiana nel 1934. Nonostante la laurea in Giurisprudenza, la passione per il giornalismo non l’ha mai abbandonata, tanto da spingerla a cambiare carriera per dedicarsi all’informazione culturale.
Figura centrale per l’arte del Novecento, Lorenza Trucchi aveva una scrittura limpida e una sensibilità spiccata per gli artisti e le loro opere. A partire dal 1950 iniziò a collaborare con vari quotidiani e periodici come Art Dossier, fino ad arrivare a scrivere nel 1971 la sezione artistica del Corriere della Sera. La sua intensa attività giornalistica e saggistica contribuì a consolidarne l’autorevolezza nel panorama della critica d’arte, portandola a conoscere, seguire e documentare le produzioni di Burri, Dubuffet e Bacon. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta ebbe occasione di incontrare altri artisti come Man Ray, Rauschenberg, Rothko e de Chirico.

Nel corso della sua carriera, Trucchi ha ricoperto incarichi istituzionali di fondamentale importanza: nel 1982 fu Commissario del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia e fu la prima donna a guidare la Quadriennale a Roma, dal 1995 fino al 2001. Parallelamente è stata anche docente all’Accademia di Belle Arti dell’Aquila e di Roma. La vita della critica è costellata da incarichi di grande rilievo e ancora oggi viene ricordata come un punto cardine della cultura artistica italiana. L’Accademia Nazionale di San Luca la ricorda come una voce critica di spicco, sottolineandone «la personalità di rara eleganza e straordinaria competenza e la costante curiosità verso i giovani talenti».
Anche Umberto Croppi, presidente dell’Accademia di Belle Arti di Roma ed ex presidente della Quadriennale, ne ha tracciato un ricordo intenso: «Scompare una delle figure più incisive nel panorama dell’arte contemporanea nella Capitale. Per chi l’ha conosciuta, la perdita è un vero dolore e difficilmente colmabile».



