Il Museum of Fine Arts (MFA) di Boston ha annunciato il licenziamento di 33 dipendenti, pari a circa il 6,3% del personale complessivo, nel tentativo di contenere un deficit finanziario che la direzione definisce non più sostenibile nel lungo periodo. La decisione rientra in un più ampio piano di ristrutturazione volto a ridefinire il modello operativo e finanziario dell’istituzione. In una comunicazione interna rivolta ai dipendenti, il museo ha spiegato che, nonostante una revisione approfondita delle possibili alternative, la riduzione del personale è stata ritenuta una misura inevitabile. Secondo la direzione, il museo si trova ad affrontare sfide economiche strutturali, legate all’aumento dei costi operativi, all’andamento dei ricavi e a un contesto generale sempre più complesso per le istituzioni culturali statunitensi.
Particolarmente delicata è la questione del coinvolgimento dei lavoratori sindacalizzati: 16 delle 33 posizioni eliminate appartengono infatti a dipendenti rappresentati dal sindacato United Auto Workers Local 2110 (UAW). I rappresentanti sindacali hanno criticato la tempistica e le modalità della comunicazione, sottolineando come il preavviso sia stato minimo e come i licenziamenti rischino di incidere negativamente non solo sulle condizioni di lavoro, ma anche sulla diversità e sull’equilibrio interno del museo. Non è la prima volta che l’istituzione americana ricorre a misure drastiche. Un precedente significativo risale al 2020, quando, durante la pandemia di Covid-19, l’istituzione aveva già effettuato una serie di licenziamenti e tagli al personale per far fronte al crollo delle entrate dovuto alle chiusure forzate. A distanza di alcuni anni, le difficoltà non sembrano essersi completamente risolte, segnalando una crisi più profonda che va oltre l’emergenza sanitaria.
Accanto ai tagli, il museo ha annunciato anche una riorganizzazione interna, che prevede la creazione di una nuova divisione dedicata all’esperienza del visitatore e al rafforzamento del rapporto con la comunità. L’obiettivo dichiarato è rendere il MFA più efficiente, attrattivo e in grado di sostenere economicamente le proprie attività nel lungo periodo. Il caso del Museum of Fine Arts di Boston si inserisce in un quadro più ampio di fragilità economica delle istituzioni museali, soprattutto negli Stati Uniti, dove l’aumento dei costi, la dipendenza da donazioni private e la competizione per il pubblico stanno mettendo sotto pressione anche musei storici e di primo piano.


