«Una raccolta di storie che danno un colpo allo stomaco e alla mente», ma anche un libro che chiede attenzione, costringendo a fermarsi e riflettere» e «un racconto necessario che non lascia spazio all’equivoco, sbattendoti in faccia una verità scomoda che si annida nel sottosuolo europeo». Sono solo alcuni dei commenti, nei forum online, di chi ha letto Nel nido dei serpenti, il nuovo graphic novel di Zerocalcare. Un’opera eloquente e “diretta” già a cominciare dalla scritta che campeggia sulla quarta di copertina: «Nessuno torna a casa, finché non tornano tutti».

Pubblicato da Bao publishing con Momo edizioni – con cui “Zero” aveva già lavorato per Questa notte non sarà breve (2024) – il volume a fumetti (cartonato, 200 pagine in bianco e nero, 22 euro) raccoglie le storie di Zerocalcare, pseudonimo di Michele Rech, sul processo ungherese che ha visto tra gli imputati Ilaria Salis (eletta a Bruxelles nel 2024 per Alleanza Verdi e Sinistra, è stata accusata di aver aderito a un’aggressione a militanti neonazisti nel febbraio del 2023 a Budapest). C’è poi una lunga storia inedita sulla vicenda giudiziaria di Maja T. nell’ambito dello stesso processo. Parliamo dell’attivista 24enne che si trova in carcere in Ungheria, dopo essere stata estradata dalla Germania («rischia una condanna a 24 anni di carcere in un processo che sfida qualsiasi regola dello stato di diritto», le parole dell’autore).


Così Zerocalcare sui social: «Nel nido dei serpenti è un malloppo di 200 pagine, ed è per poco meno di metà una raccolta integrale dei fumetti fatti per Internazionale intorno al processo agli antifascisti e alle antifasciste accusati degli attacchi ai neonazisti durante il cosiddetto giorno dell’Onore a Budapest, e per più di metà una storia nuova di 115 pagine». Sempre su Internazionale, è possibile ascoltare il podcast di Zerocalcare in cinque episodi sulla storia di Maja T.: Le radici del male, Jena, Violenza e diritto, L’estradizione, Nessuno torna a casa se non tornano tutti.
La parte inedita del graphic novel – che approfondisce sia gli aspetti legali della vicenda sia la quotidianità degli imputati, in bilico tra leggerezza e tensione civile – racconta «un viaggio in Germania fatto quest’estate che per me è stato come scoperchiare un pozzo di ricordi di esperienze personali e collettive spesso molto dolorose». Esperienze che riguardano anche «la scoperta di un passato recentissimo nel cuore dell’Europa fatto di anni di omicidi, esecuzioni, e connivenze».

Partiamo da una considerazione: non è certo un segreto che il fumettista classe 1983, nome di punta della scena italiana, sia da sempre impegnato socialmente nonché abituato a confrontarsi con l’attualità (e le sue innumerevoli distorsioni). Esprimendo il proprio punto di vista attraverso le tavole. Lo fa fin dal sul romanzo a fumetto d’esordio, La profezia dell’armadillo (2011), seguito da Un polpo alla gola (2012), Ogni maledetto lunedì su due e Dodici (2013), Dimentica il mio nome (2014), L’elenco telefonico degli accolli (2015), Macerie prime (2017) e Macerie prime sei mesi dopo (2018), La scuola di pizze in faccia del professor Calcare (2019), A babbo morto: una storia di Natale (2020), Niente di nuovo sul fronte di Rebibbia (2021), Quando muori resta a me (2024). Certamente i due lavori che “flirtano” di più con Nel nido dei serpenti sono i graphic reportage Kobane calling e No sleep till Shengal, pubblicati nel 2016 e nel 2022. Il primo è focalizzato sulla situazione dei curdi siriani e della loro terra contesa, il Rojavas; il secondo, è il viaggio di “Zero” in Iraq, dove si è recato nella primavera del 2021 per incontrare la comunità ezida di Shengal, oggetto di tensioni internazionali e protetta dalle milizie curde.
«Questa è una storia complicata, che coinvolge ungheresi, tedeschi e italiani. Ma anche cento altre nazionalità, comunità, orientamenti. Ma riducendola all’osso, “In fondo al pozzo” è una storia di nazisti, di galera e di responsabilità». Si apre così Nel nido dei serpenti – colori di copertina e toni di grigio (da pagina 73) dell’ottimo illustratore e fumettista Alberto Madrigal, che in “Bao” è di casa –, un racconto scritto e disegnato con sensibilità e immediatezza narrativa sui rigurgiti di intolleranza con i quali il vecchio continente continua a fare i conti. Con il rischio di un ritorno a ideologie insopportabili, a lungo considerate annientate e in declino.

Il nuovo graphic novel di Zerocalcare – al lavoro sulla sua nuova serie animata, Due spicci, che segue Strappare lungo i bordi (2021) e Questo mondo non mi renderà cattivo (2023) e debutterà su Netflix quest’anno – è una raccolta di storie che colpiscono il cuore, la mente e il cervello. Come un treno. «Parte dei proventi derivanti dalla vendita di questo volume sarà devoluta al fondo per le spese legali degli imputati, un gruppo di persone che rischia di essere sepolto in un carcere ungherese per un tempo irragionevolmente, assurdamente lungo», conclude l’autore.

Info: www.baopublishing.it


