L’angelo col volto di Meloni: un restauro che fa discutere l’Italia

Nella basilica romana di San Lorenzo in Lucina, a pochi passi dalla Crocifissione di Guido Reni, il volto di un angelo ha acceso un dibattito nazionale. La figura è rappresentata con le ali spiegate, un cartiglio tra le mani su cui è raffigurata l’Italia e presenta dei tratti che ricordano il volto della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. In questi giorni la chiesa è interessata da vari interventi di restauro, affidati in gran parte a dei professionisti. La parete su cui si trova l’angelo però, porta la firma di Bruno Valentini, sacrestano e decoratore volontario, che ha addirittura inserito il proprio nome sul cartiglio. L’uomo di 83 anni, che passa ogni giornata dentro la chiesa, ha negato qualsiasi riferimento alla Presidente, dichiarando al giornale La Repubblica di essersi limitato a ripristinare ciò che già esisteva.

Nonostante le sue parole, la somiglianza non passa inosservata, tanto da spingere Monsignore Daniele Micheletti, rettore della basilica e del Pantheon, a verificare il restauro di persona. Il caso ha da subito assunto un rilievo istituzionale: la Soprintendente speciale di Roma, Daniela Porro, ha disposto un sopralluogo immediato del MiC, per accertare che ogni intervento abbia rispettato le procedure previste. In quanto bene di interesse culturale dal 1951, la basilica è soggetta al Codice dei beni culturali, che prevede che ogni intervento su un bene vincolato sia eseguito da restauratori qualificati. Ovviamente sono consentite anche delle operazioni volontarie, ma sempre per mano di professionisti e sotto la sorveglianza della Soprintendenza.

La politica in subbuglio

Nel frattempo la vicenda ha superato i confini della discussione artistica, coinvolgendo anche il mondo della politica. Il PD ha chiesto un immediato intervento di ripristino, sottolineando la gravità di un restauro che riproduce il volto di una figura contemporanea, mentre il partito di Fratelli d’Italia ha accusato l’opposizione di vedere il volto della Meloni ovunque, definendo l’episodio come surreale. La presidente del Consiglio invece risponde con ironia, pubblicando un’immagine dell’angelo sui social accompagnata dalla frase: “No, decisamente non somiglio a un angelo”.

La decisione adesso è in mano alla Soprintendenza: i tecnici del MiC dovranno verificare se l’intervento sia stato autorizzato, se sia stato eseguito secondo i criteri del Codice dei beni culturali e, soprattutto, se il volto dell’angelo sia stato modificato rispetto al precedente. In tal caso, l’opera dovrà essere riportata al suo stato originario, con gravi conseguenze per il restauratore che si dovrà occupare delle spese di restauro e rischierebbe la reclusione da sei mesi fino ad un anno.