La nuova canzone di Bruce Springsteen, Streets of Minneapolis, è un attacco diretto alle azioni dell’agenzia, che il cantante definisce “L’esercito privato del Re Trump”; allo stesso tempo celebra i manifestanti, che – come scritto nel testo – “Si sono schierati dalla parte della giustizia”.
Il cantante ha ammesso di aver scritto il brano lo scorso sabato, poco dopo aver sentito la notizia dell’uccisione di Alex Pretti e di averlo dedicato ai cittadini di Minneapolis, agli immigrati innocenti e alla memoria di Alex Pretti, infermiere, e Renée Good, madre e poetessa, entrambi di 37 anni e uccisi a colpi di arma da fuoco da agenti dell’ICE e i cui nomi compaiono nel testo, poco prima del ritornello.
Il titolo della canzone richiama chiaramente Streets of Philadelphia, scritto da Springsteen nel 1993 per il film Philadelphia, una delle prima grandi produzioni cinematografiche a trattare esplicitamente il tema dell’AIDS. Allo stesso modo, Streets of Minneapolis, è politicamente carica: restituisce il peso storico e culturale della resistenza dei cittadini americani. Una resistenza che ha portato migliaia di persone a invadere le strade per contrastare le brutalità in corso contro immigrati e cittadini stessi.

Nel testo l’artista rende omaggio anche a simboli diventati centrali nelle manifestazioni come telefoni e fischietti, strumenti utilizzati per smascherare, come le definisce il cantante, le “sporche bugie” del Governo.
Nel frattempo, il presidente Trump aveva promesso di inviare circa tremila ufficiali e agenti nello stato del Minnesota, in una delle più grandi operazioni svolte dal Dipartimento per la Sicurezza Interna per contrastare i manifestanti. Tuttavia, l’intervento – descritto da leader democratici locali come una vera e propria occupazione militare – ha ricevuto l’effetto opposto, spingendo ancora più persone a scendere in strada.



