Nel campus della Universidad de los Andes di Bogotá ha preso forma un nuovo edificio dedicato alla musica e all’ascolto. Si tratta di un auditorium di piccole dimensioni, collocato in un punto strategico di attraversamento tra la Facoltà di Architettura e quella di Arte e Scienze Umanistiche, progettato da tre ex studenti dell’ateneo: Carolina Jaimes, Juan Esteban López e Alejandro Puentes. Il progetto, completato nel 2024, rappresenta per i suoi autori non solo un incarico professionale, ma un ritorno consapevole al luogo in cui hanno maturato la propria identità disciplinare.
L’intervento nasce da un concorso bandito nel 2017 e riservato ad alunni under 40. La proposta vincitrice si distingue per un approccio che coniuga precisione tecnica e attenzione al contesto, risolvendo un programma complesso senza ricorrere a gesti iconici. L’edificio si presenta come un volume compatto e parzialmente interrato, concepito fin dall’inizio come uno strumento acustico prima ancora che come un oggetto architettonico.

Un auditorium in continuità con il paesaggio
La distribuzione degli spazi segue una logica verticale dettata dal suono. I livelli inferiori, collocati sotto il piano di campagna, ospitano le sale prova e di registrazione, ambienti che richiedono il massimo grado di isolamento. Qui il progetto affronta una sfida specifica: tradurre gli standard internazionali di controllo acustico nelle condizioni climatiche tropicali di Bogotá, caratterizzate da umidità elevata e variazioni di pressione. I piani superiori accolgono invece funzioni di supporto e di relazione, come le cabine di controllo, le aree comuni e i percorsi di collegamento.
Al centro dell’edificio si apre un grande vuoto verticale, un atrio che connette visivamente e acusticamente i diversi livelli. Più che un semplice spazio distributivo, questo elemento funziona come una cassa di risonanza interna, rendendo percepibile la stratificazione sonora dell’edificio e trasformando la circolazione in un’esperienza sensoriale.

L’inserimento nel paesaggio è affidato a una strategia di sottrazione. Il parziale ribassamento del volume riduce l’impatto visivo e rafforza il dialogo con il profilo montuoso del Monserrate, che delimita a est la città. I materiali contribuiscono a questa discrezione: il cemento esterno si accorda con la luce diffusa e il cielo spesso coperto di Bogotá, mentre i tetti verdi e i giardini pluviali, realizzati con vegetazione autoctona, prolungano la topografia esistente. I percorsi pedonali che attraversano l’area seguono l’andamento naturale del terreno, senza forzarlo.
All’interno, il progetto cambia registro. Il legno domina le superfici e definisce un’atmosfera raccolta, capace di assorbire il suono e di modulare la luce. Ogni ambiente è pensato come un microcosmo acustico, in cui la dimensione tecnica si traduce in qualità percettiva. La vicinanza con il Campito de San José, storico spazio di aggregazione del campus, rafforza il ruolo pubblico dell’edificio, che si inserisce nella vita universitaria come luogo di produzione, incontro e sperimentazione.




