Per la sua decima edizione, il Max Mara Art Prize for Women cambia radicalmente pelle: il celebre premio biennale dedicato alle artiste che si identificano nel genere femminile diventa itinerante e globale, aprendosi a nuovi paesi e istituzioni partner al di fuori dell’Europa. Il primo partner scelto per inaugurare questa nuova fase è il Museum MACAN – Museum of Modern and Contemporary Art in Nusantara di Giacarta, Indonesia, segnando la prima tappa extraeuropea nella storia del premio.
Questa trasformazione è guidata dalla curatrice italiana Cecilia Alemani, Direttrice e Curatrice Capo di High Line Art di New York, alla quale è stato affidato il compito di definire di volta in volta il paese e l’istituzione ospitante per ogni edizione. Il nuovo format rompe con la storica collaborazione ventennale con la Whitechapel Gallery di Londra, partner fondamentale fino all’edizione precedente, per dare vita a una visione più ampia e inclusiva del panorama artistico globale. Nonostante il profondo cambiamento geografico, il premio mantiene saldi i suoi obiettivi originari: sostenere in modo strutturale artiste emergenti e mid-career tramite una residenza di sei mesi in Italia e l’opportunità di sviluppare progetti ambiziosi da presentare sia in Italia sia presso l’ente partner dell’edizione in corso. Questa formula ha costituito, sin dalla sua fondazione nel 2005, un modello innovativo di supporto alla creatività femminile nel sistema dell’arte contemporanea.

La giuria della decima edizione, presieduta da Alemani, vede al centro figure di rilievo internazionale come Venus Lau (Direttrice del Museum MACAN), Amanda Ariawan (curatrice), Megan Arlin (gallerista), Evelyn Halim (collezionista) e Melati Suryodarmo (artista). La scelta di un’istituzione come il MACAN – istituita nel 2017 come primo museo di arte contemporanea in Indonesia e attiva promotrice di dialoghi culturali autentici – testimonia la volontà di connettere linguaggi artistici diversificati e di creare ponti culturali duraturi oltre i confini occidentali. Questa svolta rappresenta non solo un ampliamento geografico ma anche una rinnovata visione curatoriale e culturale, che riflette l’urgenza di ripensare i modelli consolidati di promozione e visibilità nel mondo dell’arte contemporanea, integrando prospettive e contesti spesso marginalizzati nei circuiti istituzionali tradizionali.


