AGO, rifiutata l’opera di Nan Goldin per la sua posizione politica

La Art Gallery of Ontario rinuncia all’acquisizione di un video dell'artista a causa delle sue dichiarazioni in merito al conflitto tra Israele e Palestina

Secondo un servizio pubblicato dal Globe e Mail, la Art Gallery of Ontario ha deciso di ritirarsi dall’acquisto dell’opera Stendhal Sindrome di Nan Goldin a causa della sua presa di posizione in merito al conflitto tra Israele e Palestina. La decisione ha avuto forti ripercussioni all’interno dell’istituzione, tanto da portare alle dimissioni di alcuni membri dello staff. L’opera, un video realizzato nel 2024 composto da diapositive in 35 millimetri che ritraggono corpi seminudi e statue antiche, doveva entrare a far parte della collezione AGO grazie ad un’acquisizione in comune con la Vancouver Art Gallery e il Walker Art Center, che oggi resterà chiuso in segno di protesta contro le azioni dell’ICE. L’AGO si è ritirata all’ultimo, lasciando l’acquisto alle altre due istituzioni ed adesso il video è attualmente visibile al museo di Vancouver.

Nonostante l’opera dell’artista non faccia alcun riferimento al conflitto in corso nel Medio Oriente, sembra che la commissione dell’AGO abbia rifiutato l’acquisto per le dichiarazioni dell’artista, che si è espressa varie volte a sostegno della Palestina. Durante l’inaugurazione di una sua mostra alla Neue Nationalgalerie a Berlino ha asserito che il termine “antisemitismo” ormai fosse vuoto di ogni significato e usato come strumento politico da Israele per nascondersi da ogni critica. Dopo il suo intervento ha preso la parola il direttore della galleria Klaus Biesenbach, che ha chiarito la posizione dell’istituzione definendo l’attacco del 7 ottobre come un atto terroristico e ribadendo il diritto di Israele a esistere. La presa di posizione di Nan Goldin ha portato a uno schieramento all’interno della commissione dell’AGO. Il direttore Stephan Jost ha scritto in una nota che alcuni membri del gruppo trovavano le sue dichiarazioni estremamente offensive, mentre altri ribadivano che escludere un’opera solo per colpa delle parole dell’artista equivalesse ad una forma di censura.

Purtroppo non è la prima volta che il conflitto in Medio Oriente causa dei dibattiti all’interno dell’istituzione: nel 2023 Wanda Nanibush, curatrice di arte indigena, si è dimessa a seguito di una lettera inviata dall’Israel Museum in cui le sue dichiarazioni sullo Stato di Israele venivano definite come estremamente inaccurate. Anche in questo caso la decisione ha portato a delle ripercussioni: John Zeppetelli, curatore della sezione di arte moderna e contemporanea, ha dato le sue dimissioni in segno di protesta. In risposta alla crisi, il direttore del museo ha istituito una revisione dei processi decisionali della commissione d’acquisto.