Dal 9 maggio al 22 novembre 2026 la Siria sarà rappresentata da Sara Shamma alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Curata da Yuko Hasegawa e commissionata dal Ministero della Cultura siriano, The Tower Tomb of Palmyra segna un momento simbolico e storico: un nuovo capitolo nell’impegno culturale internazionale del Paese dopo gli anni devastanti della guerra siriana (2011–2024).
Il progetto introduce un cambiamento significativo rispetto alle precedenti edizioni del Padiglione Siriano, tradizionalmente strutturate come mostre collettive aperte anche a contributi internazionali. Questa volta, la scelta di concentrarsi su una sola artista riafferma con decisione la presenza della Siria nel panorama dell’arte contemporanea globale, affidando a Shamma il compito di incarnare una voce nazionale complessa.

L’esposizione si configura come un’installazione immersiva che intreccia pittura, architettura, luce, suono e profumo. Al centro, un grande intervento site-specific ispirato alle antiche torri funerarie di Palmira, costruite tra il I e il III secolo d.C., monumentali mausolei familiari che si innalzavano nel deserto come segni di identità e continuità. Quelle torri, crocevia di culture greco-romane, aramaiche e arabe, testimoniavano una convivenza fondata su tolleranza e pluralità religiosa. Distrutte durante il conflitto e svuotate dalla dispersione e dal traffico illecito di centinaia di ritratti funerari, sono oggi simboli potenti di una perdita culturale irreversibile.
Shamma affronta questo trauma storico non con la retorica della rovina, ma attraverso una pratica che trasforma l’assenza in presenza sensibile. The Tower Tomb of Palmyra è al tempo stesso un atto di commemorazione e una presa di posizione etica: un appello alla restituzione delle opere trafugate e alla responsabilità collettiva nella tutela del patrimonio culturale.
«Questa mostra non è solo una riflessione sulla perdita – afferma l’artista – ma un messaggio di speranza, unità e sull’urgenza di proteggere e restaurare il nostro patrimonio condiviso». Parole che trovano eco nella lettura curatoriale di Yuko Hasegawa, per la quale il lavoro di Shamma supera i confini della narrazione nazionale per aprirsi a temi universali: memoria, resilienza culturale, sopravvivenza delle immagini e delle identità dopo la distruzione.
Il Padiglione Nazionale della Siria sarà ospitato nel cortile all’aperto dell’Università IUAV di Venezia, nel campus del Cotonificio: uno spazio architettonico che dialoga con l’impianto concettuale del progetto, accentuando la dimensione di attraversamento. Il ritorno di Sara Shamma a vivere e lavorare stabilmente a Damasco alla fine del 2024 aggiunge un ulteriore livello di significato a questa partecipazione. Non si tratta solo di rappresentare la Siria all’estero, ma di riaffermare, attraverso l’arte, una possibilità di rinnovamento culturale dall’interno.

Chi sono le protagoniste del Padiglione siriano
Sara Shamma (nata a Damasco nel 1975) è una delle più rilevanti artiste contemporanee siriane attive sulla scena internazionale. Nota per i suoi dipinti figurativi di forte intensità emotiva, la sua pratica indaga la condizione umana attraverso temi quali perdita, resilienza, identità, memoria e displacement. Ha realizzato oltre 25 importanti mostre personali in Europa, Medio Oriente e a livello internazionale, tra cui Echoes of 12 Years al Museo Nazionale di Damasco (2024–2025), Bold Spirits alla Dulwich Picture Gallery di Londra (2023) e Modern Slavery al King’s College di Londra (2019–2021). Le sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private di rilievo, tra cui il Museo Nazionale di Damasco e il British Council. Laureata all’Università di Damasco nel 1998, ha ricevuto numerosi premi internazionali ed è stata Celebrity Partner del World Food Programme delle Nazioni Unite.
Yuko Hasegawa è curatrice e critica d’arte di fama internazionale. Professore emerito alla Tokyo University of the Arts e Research Professor alla Kyoto University, è stata direttrice del 21st Century Museum of Contemporary Art di Kanazawa. Ha curato importanti biennali ed esposizioni internazionali, tra cui Istanbul, São Paulo, Sharjah e Mosca, ed è stata insignita di numerosi riconoscimenti, tra cui l’Ordine delle Arti e delle Lettere in Francia (Chevalier e Officier). È Visiting Professor alla Ca’ Foscari e IUAV a Venezia.


