Pierre Huyghe porta la fisica quantistica negli spazi del Berghain

Una mostra immersiva dove incroci di tecnologia quantistica, intelligenza artificiale e spazialità corporea esplorano l’incertezza come condizione esistenziale

Berlinese per vocazione e internazionalmente riconosciuto come uno dei nomi più influenti dell’arte contemporanea, Pierre Huyghe presenta Liminals, un’opera site-specific commissionata da LAS Art Foundation e allestita negli spazi industriali di Halle am Berghain, il club techno più esclusivo della Germania. In programma dal 23 gennaio all’8 marzo 2026, la mostra segna la prima grande personale dell’artista con un’istituzione berlinese e rappresenta un passo radicale nella sua ricerca, dove concetti scientifici complessi diventano esperienza estetica immersiva.

L’installazione è progettata come un ambiente multisensoriale che unisce film, suono, vibrazione e luce in un’unica esperienza. Al centro dell’opera c’è un film descritto dall’artista come un mito moderno, che racconta l’emergere di una figura umanoide senza volto in un continuo ballo della materia oltre la logica di tempo, spazio e identità. Questo racconto visivo sospeso funge da allegoria dell’indeterminazione quantistica: come in un sistema quantistico che può trovarsi in molteplici stati contemporaneamente, anche la percezione e la coscienza vengono messe in discussione.

Huyghe non si limita a evocare metafore scientifiche, ma integra nella sua pratica il dialogo con esperti del settore: in collaborazione con il fisico quantistico Tommaso Calarco e il filosofo Tobias Rees, il progetto incorpora dati e logiche della fisica quantistica sia a livello visivo che sonoro. Ad esempio, le vibrazioni della materia rappresentate nel film sono state simulate su un computer quantistico da 100 qubit, i cui esiti informano il design sonoro dell’opera.

Tecnologie di intelligenza artificiale diventano strumento per visualizzare ciò che l’artista definisce una realtà che va oltre l’ontologia umana: immagini che sfuggono a qualsiasi logica narrativa tradizionale, costruite non sull’intenzionalità ma sull’indeterminazione. In questo contesto, l’IA non imita la creatività umana, ma diventa un canale verso l’ignoto, un dispositivo capace di aprire varchi su ciò che esiste al di fuori di una coscienza stabile e antropocentrica.

L’esperienza sensoriale – che include momenti di bassa stimolazione dedicati alla riflessione e alla contemplazione – invita il pubblico a sperimentare uno spazio di confine in cui i limiti tra interno ed esterno, vivente e non vivente si dissolvono, lasciando spazio a una percezione della realtà fluida e plurale. Allestita negli ampi corridoi post-industriali di Halle am Berghain, Liminals ribadisce l’impegno della LAS Art Foundation nel favorire collaborazioni tra arte, scienza e tecnologia, e conferma Huyghe come interprete di una pratica artistica che non teme di confrontarsi con le frontiere più elusivi del pensiero contemporaneo.

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