Con la chiusura della Porta Santa, il Giubileo 2025 consegna alla storia non solo un grande evento religioso, ma anche uno dei più articolati e coraggiosi programmi di arte contemporanea mai promossi dalla Santa Sede. Un progetto diffuso, non celebrativo, che ha scelto di partire dai margini – il carcere, la migrazione, la povertà, l’ambiente – per interrogare il presente alla luce della speranza, tema cardine dell’Anno Santo.
Il punto di avvio simbolico e reale è stato il carcere di Rebibbia, dove il 26 dicembre 2024 papa Francesco ha aperto la seconda Porta Santa, collocata per sua scelta all’interno della casa circondariale. In quello stesso contesto ha preso forma il primo intervento artistico del Giubileo: Io contengo moltitudini di Marinella Senatore, installazione luminosa nata da un processo partecipativo con la comunità carceraria maschile e femminile. Un’opera fatta di parole, di voci e di frasi scritte dai detenuti, che ha trasformato uno spazio di reclusione in un luogo di visibilità e condivisione, riaffermando l’arte come esperienza collettiva e trasformativa.

Da Rebibbia si è irradiato il Giubileo degli Artisti e del Mondo della Cultura (15–18 febbraio 2025), che ha segnato un passaggio cruciale nel rapporto tra Chiesa e contemporaneità. Non una semplice celebrazione, ma un confronto aperto sul ruolo dell’arte oggi, inaugurato dall’incontro internazionale Sharing Hope ai Musei Vaticani e culminato nella Notte Bianca a San Pietro, nella storica visita del Papa a Cinecittà e nel dialogo con artisti, operatori culturali e istituzioni internazionali.
Cuore permanente di questo percorso è stato Conciliazione 5, il nuovo spazio espositivo del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, aperto 24 ore su 24 lungo via della Conciliazione e affidato per il 2025 alla cura di Cristiana Perrella. Poco più di trenta metri quadrati, ma un programma di grande densità concettuale, che ha portato l’arte contemporanea direttamente sulla strada dei pellegrini.
Qui si sono susseguiti progetti capaci di affrontare alcune delle urgenze più profonde del nostro tempo. Yan Pei-Ming ha aperto il ciclo con Oltre il muro, ritratti monumentali dei detenuti di Regina Coeli, affermando con forza che l’identità di una persona non si esaurisce nel reato commesso. Adrian Paci, con No Man Is an Island, ha riflettuto sulla migrazione e sulla vulnerabilità, trasformando il corpo esposto di Home to Go in una potente metafora del viaggio umano. Vivian Suter ha portato la questione ambientale in una dimensione quasi spirituale, lasciando che pittura e natura dialogassero tra la Serra Monumentale dell’Orto Botanico e la window gallery. A chiudere l’anno, Jonathas de Andrade ha intrecciato arte, attivismo e memoria collettiva, tra Conciliazione 5, il MACRO e un’indagine sulle reti di solidarietà e impegno civile.

Accanto a questo asse curatoriale, il Giubileo ha attivato interventi simbolicamente forti nello spazio urbano e sacro. Il progetto sonoro di Umberto Vattani con Bill Fontana, a partire dalla grande campana di San Pietro, ha reso udibile una “voce muta” capace di attraversare Roma e il mondo, trasformando il suono in esperienza collettiva e meditativa. Al Pantheon, l’installazione Corona Gloriae di Helga Vockenhuber ha offerto una delle immagini più potenti dell’intero Anno Santo: una corona di spine frammentata, sospesa sotto l’oculo, tra dolore e redenzione, in un dialogo serrato tra arte contemporanea, architettura millenaria e spiritualità.
A posteriori, ciò che emerge con chiarezza è l’innovazione radicale di questo insieme di iniziative. Non un programma pensato per illustrare il Giubileo, ma per metterlo alla prova, portando l’arte nei luoghi dove le domande sono più nude e urgenti: il carcere, la strada, il confine, la fragilità umana. Con il Giubileo 2025, la Santa Sede ha infatti dimostrato che l’arte contemporanea può essere non solo interlocutrice legittima, ma strumento attivo di riflessione spirituale e sociale, capace di abitare lo spazio pubblico e incidere nell’immaginario collettivo. Una traccia che, chiusa la Porta Santa, resta aperta come possibilità per il futuro.



