Conciliazione 5, progetto promosso dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione del Vaticano, prosegue il suo percorso giubilare dal 11 giugno al 21 settembre con No Man is an Island, mostra dell’artista albanese Adrian Paci a cura di Cristiana Perrella. Il titolo sottolinea fin da subito l’intento del progetto: ricordare come il destino del singolo non possa non toccare quello di tutti. L’obiettivo di Conciliazione 5 è «abitare lo spazio pubblico», afferma il Cardinale Tolentino de Mendonça, e quindi rendere l’arte accessibile e quotidiana. A tal proposito è emblematica Home to Go (2001), la scultura scelta per aprire il percorso espositivo.

Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede
L’opera, allestita nella Window Gallery di via della Conciliazione, raffigura un calco del corpo dell’artista che porta sulle spalle un frammento di tetto, un’immagine vulnerabile, che tocca per la sua immediatezza e forza visiva. La nudità rende la figura estremamente esposta, priva di difese. Non ha nulla se non quel tetto, concreto e pesante, che grava su di lui ma che, anche per la sua forma, può far pensare a delle ali. «Il tetto rovesciato diventa macigno da trasportare, un peso, un po diventa uno zaino con le memorie, e questa figura cosi esposta non ha altro se non questo. Non è tanto la mia interpretazione della mia manualità scultorea, ho voluto unire la dimenzione simbolica a questa concretezza e immediatezza dell’opera», racconta Adrian Paci. Home to Go diventa così una metafora del viaggio, della migrazione, un equilibrio tra radicamento e movimento. La sua collocazione nella Window Gallery rafforza poi questo messaggio. Uno spazio piccolo e discreto ma ugualmente simbolico, che non vuole intimidire né imporsi, bensì accompagnare il pellegrino e sorprenderlo nel suo cammino verso San Pietro. Uno spostamento di sguardo, un invito alla relazione.
Memoria e mistero tra le onde
La seconda opera in mostra è The Bell Tolls Upon the Waves (2024), presentata per la prima volta in Italia. Si tratta di una videoinstallazione allestita nelle Corsie Sistine del complesso di Santo Spirito in Sassia. Protagonista, una campana che suona nel mezzo del mare, trascinata dalle onde, giorno e notte. Un’immagine poetica e inquieta, capace di evocare molte cose, tra cui anche le morti invisibili che avvengono nel Mediterraneo.
Il lavoro nasce da un luogo preciso, Termoli, e si ispira ad una leggenda popolare: quella dell’antica campana della chiesa di Santa Caterina, rubata e fatta affondare in mare da pirati turchi. Si racconta che, ancora oggi, i pescatori riescano a sentirne il suono, come un’eco lontano. In chiave di lettura, non è più l’uomo a far risuonare la campana: è il mare stesso a scegliere quando farla parlare. Un gesto che trasforma lo strumento in qualcosa di vivo e di autonomo.

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L’opera come spazio comune
Quando questa immagine entra nello spazio dell’ospedale Santo Spirito, la campana non porta solo la memoria del mare da cui proviene, ma si intreccia anche con la storia dello spazio che la accoglie: un luogo attraversato dalla sofferenza, dalla malattia, dalla morte. E allora quel suono, spinto dal moto delle onde, diventa anche un suono di compassione e lutto, un suono che capace di testimoniare il dolore umano.
“Corpi, suoni, luoghi. Tutto si muove, tutto migra” spiega l’artista. Il progetto diventa come un esercizio di empatia visiva e sonora, un invito a guardare il cammino degli altri come parte del proprio, a riconoscere nella vulnerabilità un luogo di incontro. Paci rende il suo lavoro uno spazio comune, attraversato da dolore e da speranza, che abita davvero, come poi ambisce a fare Conciliazione 5, lo spazio pubblico e chi lo attraversa.


