Milano, ex Ansaldo e la cultura che reinventa la città

Il masterplan della Giunta spalanca nuovi orizzonti per l’area storica tra Tortona e Savona: depositi-museo, spazi BASE, un Rainbow Center e nuove funzioni socio-culturali

Milano sta per dare una nuova veste a uno dei più significativi poli di rigenerazione urbana e culturale della città: il complesso dell’ex Ansaldo, già sede del MUDEC – Museo delle Culture e di altre istituzioni creative, è pronto per una profonda trasformazione grazie all’approvazione da parte della Giunta comunale di un masterplan che ridefinisce spazi e funzioni socio-culturali su circa 44.000 metri quadrati nel quadrilatero tra via Bergognone, via Tortona, via Stendhal e via Savona. Il progetto, che prende forma anche in vista del trasferimento dei laboratori del Teatro alla Scala nel quartiere Rubattino e del rinnovo della concessione degli spazi del MUDEC (in scadenza nel 2027), apre la strada a nuove destinazioni d’uso integrative e innovative.

Il primo segnale arriva dai depositi-museo, pensati come luoghi di confine tra ciò che solitamente resta nascosto e ciò che viene finalmente condiviso. Non più soltanto spazi di conservazione, ma archivi vivi, attraversabili, dove le opere diventano strumenti di studio, restauro e narrazione. Un’idea che ribalta il rapporto tra pubblico e collezione, portando al centro ciò che solitamente vive ai margini del museo. Accanto a questa nuova dimensione della tutela, prende forma il rafforzamento di BASE Milano, che amplia la propria presenza con ambienti dedicati alla produzione culturale, al lavoro condiviso, alla sperimentazione artistica e performativa. Laboratori, sale espositive e spazi ibridi continuano a fare dell’ex Ansaldo un ecosistema creativo, aperto ai linguaggi contemporanei e alle pratiche transdisciplinari.

Tra le novità più significative si inserisce anche il Rainbow Center, concepito come spazio di accoglienza, ascolto e cultura. Un presidio simbolico e concreto allo stesso tempo, che intreccia diritti, formazione e attività pubbliche, restituendo all’arte e alla cultura un ruolo attivo nel contrasto alle discriminazioni e nella costruzione di una città più inclusiva. Il tutto si inserisce in una visione urbana che non separa funzioni e pubblici, ma li fa convivere: aree verdi, spazi di incontro, servizi, attività sportive e luoghi di socialità contribuiscono a disegnare un complesso che non vive solo di eventi, ma di quotidianità. Un luogo da attraversare, abitare, riconoscere come parte del proprio paesaggio culturale. Così l’ex Ansaldo continua a cambiare pelle, confermandosi come uno dei laboratori più interessanti della Milano contemporanea, dove l’archeologia industriale non viene cristallizzata, ma trasformata in materia viva per nuove pratiche culturali.