Con 100 capolavori della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Electa firma un volume che non si limita a raccontare una collezione, ma ne restituisce la complessità come esperienza viva, stratificata, personale. Il museo romano custodisce uno dei patrimoni più rilevanti al mondo per l’arte italiana tra Otto e Novecento, accanto a presenze internazionali decisive – da Klimt a Van Gogh, da Warhol a Twombly – in un arco che attraversa due secoli di storia visiva.

Dalle sculture neoclassiche di Canova alle tensioni del Futurismo, dalle avanguardie storiche al secondo dopoguerra informale, fino alla Pop Art, all’Arte povera e agli artisti italiani contemporanei, la collezione della Galleria si presenta come un organismo vasto e plurale. Selezionarne cento opere significa inevitabilmente compiere una scelta soggettiva: ed è proprio da questa consapevolezza che nasce il progetto editoriale.
“Lo sviluppo della collezione – scrive nella prefazione del catalogo la direttrice Renata Cristina Mazzantini – ha segnato anche il destino del museo, costringendo la sede ad ampliarsi più volte per conservare ed esporre un insieme in continua crescita. Dal trasferimento da via Nazionale a viale delle Belle Arti, al primo ampliamento di Cesare Bazzani nel 1993, fino agli interventi di Luigi Cosenza e al nuovo masterplan firmato da Mario Botta, oggi in cantiere”.

Curato da Renata Cristina Mazzantini e Riccardo Salvatori, il volume si inserisce nel percorso di rilancio e piena valorizzazione della Galleria, riportando la collezione al centro del racconto pubblico del museo. L’identità dell’istituzione si intreccia così indissolubilmente ai suoi capolavori, non come elenco canonico ma come costellazione di sguardi.
Quasi cento autori, legati alla Galleria da esperienze professionali o personali, sono stati invitati a raccontare l’opera che li ha segnati. Ne emerge un mosaico di testi eterogenei, spesso autobiografici, che restituiscono l’arte non come oggetto distante, ma come incontro, memoria, emozione. Un libro che riflette la natura stessa del museo: reale e insieme sorprendente, rigoroso e aperto, capace di parlare a pubblici diversi attraverso molteplici linguaggi.


