Tra i piani principali di Trump ci sarebbe un arco di trionfo nel cuore di DC

Si chiamerebbe “Arc de Trump” e se ne starebbe occupando il capo della politica interna. La vicenda riaccende i riflettori sulla tentazione monumentale di Washington

Nel clima ovattato delle celebrazioni natalizie alla Casa Bianca, Donald Trump ha scelto di svelare quella che, a suo dire, sarebbe la priorità assoluta della sua agenda interna: la costruzione di un arco di trionfo nel cuore simbolico di Washington DC. Non una metafora, ma un progetto architettonico vero e proprio, affidato a Vince Haley, presidente del Consiglio per la politica interna e collaboratore di lungo corso del presidente.

L’arco — evocato esplicitamente sul modello dell’Arco di Trionfo parigino — dovrebbe sorgere nei pressi del ponte di Arlington, non lontano dal cimitero nazionale e in dialogo visivo con alcuni dei monumenti fondativi dell’immaginario americano: il Lincoln Memorial e i memoriali dedicati a Jefferson e Washington. Una collocazione tutt’altro che neutra, che inscrive il progetto in una geografia altamente simbolica, dove memoria storica, identità nazionale e rappresentazione del potere si intrecciano.

Trump ha descritto l’opera con entusiasmo quasi competitivo, sostenendo che il nuovo arco non solo richiamerà quello voluto da Napoleone Bonaparte all’inizio dell’Ottocento, ma lo supererà “sotto ogni aspetto”. Un confronto diretto con uno dei monumenti più iconici della tradizione europea, nato per celebrare le vittorie militari e i caduti delle guerre napoleoniche, che rivela una concezione fortemente celebrativa e personalizzata del monumento pubblico. L’arco, nelle parole del presidente, diventa così strumento di affermazione, gesto di grandezza, segno visibile di un’eredità da lasciare al paesaggio urbano e alla storia.

Il racconto presidenziale insiste anche sull’impatto emotivo del progetto: Trump ha evocato la reazione di Haley di fronte al modellino dell’arco, descritto come profondamente colpito dalla sua bellezza e dalla sua forza simbolica. In questo passaggio, l’architettura appare non come risultato di un processo collettivo o istituzionale, ma come visione calata dall’alto, capace di suscitare adesione e meraviglia, quasi fosse un atto di rivelazione.

Al di là delle polemiche politiche ed economiche che circondano l’annuncio, la questione dell’arco di trionfo apre una riflessione più ampia sul ruolo del monumento nel XXI secolo. In un’epoca segnata da crisi sociali e trasformazioni profonde, il ricorso a un linguaggio architettonico così esplicitamente celebrativo richiama modelli storici di autorappresentazione del potere, in cui la monumentalità diventa strumento di narrazione politica. L’“Arc de Trump”, ancora allo stato di progetto, si colloca così in una lunga tradizione di architetture simboliche che ambiscono a fissare nel tempo un’idea di nazione — o di leadership — attraverso la forma.