The Prism. A Journey Into Your Inner Self non è un catalogo nel senso tradizionale del termine. Non spiega, non ordina, non chiarisce. Fin dall’impostazione grafica e dalla struttura dei contenuti, il volume prende le distanze dal modello editoriale più diffuso nel sistema dell’arte, scegliendo invece di lavorare sull’esperienza del lettore come parte integrante del progetto. Ciò che il libro vuole raccontare è essenzialmente un percorso, quello di The Prism, nome d’arte di Stefano Simontacchi, che offre un’itinerario nel suo processo creativo, pur non costituendone una semplice estensione documentaria. Al contrario, si propone come uno spazio autonomo, costruito per essere attraversato con lentezza. Le immagini non illustrano i testi e i testi non spiegano le immagini. Tutto concorre a spostare l’attenzione dall’opera come oggetto all’esperienza come processo.

Nell’introduzione, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo chiarisce subito la posizione del progetto, scrivendo che “The Prism nasce dal desiderio di creare uno spazio in cui l’arte possa essere vissuta prima che interpretata”. Una dichiarazione che definisce il perimetro del libro: non un apparato critico, ma un dispositivo percettivo. Il volume procede per sequenze, senza una gerarchia evidente. Contributi artistici, riflessioni brevi, immagini e testi si alternano in modo fluido, lasciando al lettore la responsabilità dell’orientamento. È una scelta che può disorientare, ma che appare coerente con l’idea di fondo: l’arte come esperienza soggettiva, non come messaggio da decodificare.
Sandretto insiste su questo punto quando afferma che “l’arte non offre risposte immediate, ma crea le condizioni per porsi domande diverse”. In questo senso, The Prism si colloca in una zona precisa del dibattito contemporaneo: quella che rivendica il valore dell’attenzione, del tempo e della complessità, in controtendenza rispetto alla richiesta costante di contenuti immediatamente leggibili.

Il titolo funziona come metafora curatoriale. Il prisma non restituisce un’immagine unica, ma scompone la luce in molteplici direzioni. Allo stesso modo, il libro evita una narrazione lineare e propone una pluralità di punti di vista, senza tentare di ricomporli in un discorso unitario. Come scrive Sandretto, “non esiste un solo modo di attraversare The Prism, perché ogni esperienza è necessariamente diversa”.
Questo approccio rende il volume volutamente esigente. Non è un libro da consultare rapidamente né un oggetto pensato per accompagnare distrattamente la visita a una mostra. Richiede tempo, disponibilità, una certa sospensione delle aspettative. In uno dei testi presenti si legge che “la trasformazione interiore inizia dall’attenzione”, una frase che sintetizza bene la postura richiesta al lettore.
In un momento in cui l’arte è spesso chiamata a prendere posizione in modo esplicito, The Prism sceglie una via meno rumorosa. Non elude il presente, ma lo affronta attraverso una dimensione introspettiva, quasi privata. Sandretto lo esplicita quando scrive che “creare uno spazio per l’esperienza significa accettare l’incertezza e il silenzio come parte del processo”. È una presa di posizione chiara, anche se non dichiaratamente politica. The Prism. A Journey Into Your Inner Self è quindi un progetto editoriale che usa il formato catalogo per metterne in discussione i limiti. Un libro che non pretende di spiegare l’arte, ma di accompagnarla. E che, proprio per questo, chiede al lettore qualcosa di più raro: tempo, attenzione, partecipazione.
The Prism è il nome d’arte di Stefano Simontacchi e identifica un progetto che si muove tra pratica artistica, ricerca esperienziale e costruzione di ambienti percettivi. Più che firmare opere in senso tradizionale, Simontacchi lavora su dispositivi che mettono in relazione arte, spazio e interiorità, invitando il pubblico a un’esperienza attiva, fatta di attenzione e ascolto. The Prism non propone un’estetica riconoscibile o un linguaggio iconico, ma un metodo: creare contesti in cui l’arte diventa occasione di attraversamento, più che oggetto di contemplazione. Un approccio che si colloca in una zona ibrida, tra progetto curatoriale e pratica autoriale, e che trova nel libro The Prism. A Journey Into Your Inner Self una naturale estensione editoriale.



