Il Museo Nazionale Libico, noto come As-Saraya Al-Hamra o Museo del Castello Rosso, riapre a Tripoli per la prima volta dalla rivoluzione del 2011, che pose fine ai quattro decenni di governo di Muammar Gheddafi. Il museo è il più grande nei paesi nordafricani e rappresenta un simbolo dell’antica e complessa storia della Libia, con fondamenta risalenti all’epoca romana e importanti ampliamenti intrapresi nel XVI secolo, negli anni ’30 e negli anni ’80. «La riapertura del Museo Nazionale non è solo un momento culturale, ma una testimonianza concreta che la Libia sta costruendo le sue istituzioni», ha dichiarato il Primo Ministro del Governo Libico Abdulhamid al-Dbiebah durante la cerimonia di riapertura all’inizio di questo mese, come riportato dal Daily Sabah.

I lavori di ristrutturazione del museo sono iniziati nel 2023 e la data ufficiale di riapertura al pubblico è fissata per l’inizio del 2026. Fino ad allora, l’ingresso al museo è riservato esclusivamente agli studenti.
Considerata come una delle collezioni museali più importanti dell’Africa, la galleria espositiva di 10.000 metri quadrati del museo ospita mosaici, affreschi, sculture, oggetti e monete che abbracciano la preistoria della Libia, il periodo greco, romano e islamico, oltre a mummie millenarie rinvenute nei siti archeologici di Uan Muhuggiag e Jaghbub.
Motivi della chiusura e altri musei coinvolti
L’edificio chiuse i battenti all’inizio dell’instabilità militare in Libia, che si scatenò contro la drammatica ondata di proteste in Asia sud-occidentale e in Nord Africa, un periodo noto come “Primavera araba” e il museo fu coinvolto dalle dinamiche di questo periodo storico. Durante la Primavera Araba, anche altri musei in Egitto, Libia, Siria sono stati costretti a chiudere temporaneamente o permanentemente a causa del caos, delle proteste, dei saccheggi e dei conflitti. Sempre in Libia tra i Musei e i siti archeologici di che furono chiusi e subirono danni a causa della guerra civile e del caos, con timori di saccheggi si segnalano il Leptis Magna e Sabratha.
In Egitto invece il Museo del Cairo subì svariati furti e saccheggi. Anche in Siria molti siti archeologici e musei furono colpiti direttamente dai combattimenti, portando a devastazioni e chiusure prolungate. I Musei siriani coinvolti furono il Museo Nazionale di Damasco e il Museo di Aleppo, oltre a siti patrimonio UNESCO come Palmyra e Ebla, chiusi, saccheggiati e distrutti nel corso della guerra civile. Gheddafi fu infine rovesciato e giustiziato il 20 ottobre 2011 dalle forze ribelli libiche.


Recupero dei reperti come priorità
Dalla caduta di Gheddafi, la Libia ha avviato una campagna per recuperare i beni culturali trafugati dal Paese durante i disordini politici. Oggi, 21 reperti sono stati rimpatriati in Libia da Francia, Svizzera e Stati Uniti, secondo quanto riportato da Reuters da Mohamed Farj Shakshoki, presidente del consiglio di amministrazione del dipartimento delle antichità. Shakshoki ha aggiunto che sono in corso trattative per recuperare più di due dozzine di reperti provenienti da Spagna e Austria. Il rimpatrio è uno degli obiettivi di un più ampio progetto di rivitalizzazione del paesaggio culturale libico, che comprende cinque siti Patrimonio dell’Umanità UNESCO, precedentemente identificati come a rischio a causa del conflitto civile. A luglio, la delegazione libica presso l’UNESCO ha annunciato che uno dei siti, l’antica città di Ghadames, era stato rimossa dall’elenco, poiché il Paese stava stabilizzando la propria sicurezza.


