Al MUCIV apre la Sala Grotta Guattari, che racconta l’evoluzione umana con le scoperte del Circeo

Dal 18 dicembre 2025, il Museo delle Civiltà di Roma inaugura la nuova Sala Grotta Guattari, cuore del progetto permanente Laboratorio Neanderthal

Il Museo delle Civiltà (MUCIV), all’interno del Palazzo delle Scienze in Piazza Guglielmo Marconi, presenta al pubblico Laboratorio Neanderthal. Le scoperte di Grotta Guattari, una nuova e innovativa area espositiva dedicata alle ricerche archeologiche e paleoantropologiche condotte nella celebre grotta del Circeo. Il progetto si configura come un percorso scientifico e sensoriale che ripercorre le origini dell’uomo di Neanderthal, mettendo in mostra – per la prima volta in forma permanente – i reperti fossili e i risultati più recenti delle campagne di scavo iniziate nel 2019.

Al centro dell’iniziativa si trovano i celebri resti di Homo neanderthalensis, scoperti originariamente nel 1939 e poi integrati con i numerosi reperti emersi dalle più recenti indagini, che includono resti cranici, dentali e post-craniali. Questi materiali, provenienti da Grotta Guattari a San Felice Circeo (Latina), sono ora custoditi e valorizzati nella nuova Sala Guattari del MUCIV, concepita come un vero “laboratorio vivente”, dove la ricerca scientifica e la divulgazione si intrecciano.

La nuova esposizione permanente è frutto della collaborazione tra il MUCIV, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Frosinone e Latina, e numerose università italiane, con il supporto della Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura. Il progetto, avviato nel 2021, ha ricevuto finanziamenti dal Fondo per lo Sviluppo e la Coesione.

Realizzato con la direzione artistica di Studio Azzurro, il percorso espositivo si distingue per l’utilizzo di tecnologie immersive, elementi multimediali interattivi e un allestimento evocativo, ispirato alle prime descrizioni della grotta riportate nel diario di scavo del professor Carlo Alberto Blanc. Le pareti scure, i giochi di luce naturale e le installazioni sonore ricreano l’atmosfera ipogea della cavità preistorica, trasformando la visita in un’esperienza sensoriale profonda e coinvolgente.

I reperti sono esposti in vetrine integrate nelle strutture architettoniche della sala, mentre supporti digitali e dispositivi tattili permettono di interagire con i contenuti scientifici e ascoltare direttamente le testimonianze dei ricercatori. La narrazione museale si sviluppa in più livelli di fruizione, dai contenuti essenziali per i visitatori occasionali, fino ad approfondimenti specialistici rivolti al pubblico più esperto e alle scuole.

Come afferma il Direttore del MUCIV, Andrea Viliani, «il museo si riconferma punto di riferimento per la ricerca archeologica preistorica nazionale, integrando tutela, valorizzazione e accessibilità. A 150 anni dalla fondazione delle collezioni preistoriche da parte di Luigi Pigorini, il Laboratorio Neanderthal inaugura una nuova stagione per il museo, trasformandolo in uno spazio di conoscenza condivisa e in continua evoluzione».

Dal punto di vista scientifico, il progetto è stato supervisionato da un comitato tecnico di altissimo livello, che include esperti di antropologia, archeozoologia, genetica e archeologia preistorica provenienti dalle principali università italiane. Le ricerche condotte a Grotta Guattari negli ultimi anni hanno permesso di raccogliere il più ampio campione di resti di Neanderthal mai rinvenuto in Italia in un unico sito, gettando nuova luce sul rapporto tra uomo e ambiente nel Paleolitico medio.

Non meno significativa è la riflessione che il progetto propone sul presente: attraverso il confronto tra passato e futuro, il percorso espositivo invita i visitatori a interrogarsi sull’evoluzione umana e sulle sfide attuali dell’“Antropocene”, come l’intelligenza artificiale e i cambiamenti climatici. Una provocazione finale chiede: “E se fossimo noi i Neanderthal del futuro?”.

Una memoria che parla al presente

La Grotta Guattari, scoperta casualmente nel 1939 durante lavori agricoli, si apriva in un versante del monte Circeo. Al suo interno furono rinvenuti il celebre cranio “Guattari 1” e altre ossa umane, inizialmente interpretati come prova di pratiche rituali, ma poi ricondotti all’attività di iene che utilizzavano la cavità come tana. Le indagini riprese nel 2019, guidate dal professor Mario Federico Rolfo (Università di Roma Tor Vergata), hanno portato alla scoperta di altri 15 resti umani, strumenti litici e resti faunistici di grande interesse.

Oggi, questa eredità archeologica trova una nuova casa nella Sala Guattari del MUCIV, trasformata in un luogo che intreccia scienza, memoria e tecnologia. Come ricorda Maria Grazia Filetici, curatrice e direttrice dei lavori museografici, «l’allestimento condivide con il pubblico il lavoro scientifico svolto finora, ma si presenta anche come uno spazio in evoluzione, destinato ad accogliere futuri aggiornamenti e nuove scoperte».

info: museodellecivilta.it