L’idea di introdurre un ticket di ingresso alla Fontana di Trevi torna al centro del dibattito pubblico romano. A rilanciarla è il Corriere della Sera, che ipotizza l’avvio della misura a partire dal 7 gennaio 2026: due euro per i turisti, ingresso gratuito per i residenti. Una soglia economica minima, almeno nelle intenzioni, pensata per uno dei luoghi più visitati d’Europa, secondo solo al Colosseo nel panorama capitolino.
Dal Campidoglio, tuttavia, arrivano precisazioni che invitano alla cautela. L’ipotesi del biglietto, spiegano fonti dell’Amministrazione capitolina, è effettivamente allo studio da tempo, ma non esistono al momento né date ufficiali né decisioni operative. Si tratta, viene ribadito, di una riflessione ancora aperta, non di un provvedimento imminente.

Secondo le anticipazioni del quotidiano milanese, l’eventuale nuova organizzazione degli accessi prevederebbe due percorsi distinti — uno per i romani, uno per i visitatori — delimitati da elementi architettonici più discreti ed eleganti rispetto alle attuali barriere temporanee. Sarebbe inoltre introdotta la possibilità di pagamento elettronico. Il tutto si inserirebbe nel sistema di contingentamento già attivo: dal dicembre scorso, infatti, l’accesso simultaneo alla piazza è limitato a 400 persone, nel tentativo di ridurre la pressione su uno spazio urbano fragile e simbolicamente densissimo.
Il precedente è noto. Nel 2023 il Pantheon ha inaugurato il biglietto d’ingresso — cinque euro, due per gli under 25 — segnando una svolta nel rapporto tra monumenti storici e fruizione gratuita. Fontana di Trevi, però, pone una questione ulteriore: non è un edificio museale, ma una scenografia urbana aperta, intrecciata alla vita quotidiana della città.
I numeri, d’altra parte, spiegano l’interesse economico dell’operazione. Solo nella prima metà dell’anno in corso si stimano oltre cinque milioni di accessi alla piazza. Se il ticket venisse applicato in modo sistematico, l’introito per le casse comunali potrebbe superare i 20 milioni di euro annui, una cifra significativa, soprattutto in vista di interventi di manutenzione, decoro e gestione dei flussi turistici. A rendere il luogo ancora più attrattivo contribuisce il rituale universale del lancio della moneta, gesto apotropaico e turistico insieme, che lega la fontana a un immaginario collettivo senza tempo.

Non mancano però le critiche. Tra le voci più dure c’è quella del vicepresidente del Senato e responsabile Turismo della Lega, Gian Marco Centinaio, che definisce l’ipotesi del ticket una limitazione inaccettabile della libera circolazione in uno spazio pubblico. «È come se la Fontana di Trevi uscisse dall’Unione Europea», afferma, sostenendo che la tutela del monumento e il contrasto all’overtourism sarebbero già garantiti dall’attuale accesso contingentato e gratuito.
Secondo Centinaio, l’obiettivo reale sarebbe esclusivamente quello di “fare cassa”, scaricando sui visitatori costi che dovrebbero invece rientrare nei servizi ordinari della città, come strade e trasporti pubblici. Il senatore richiama inoltre il caso di Venezia, dove il ticket di accesso è oggetto di un giudizio pendente alla Corte Costituzionale e ha ricevuto dalla Commissione Europea un via libera solo in presenza di limitazioni temporali legate ai picchi di affluenza. Una strada, avverte, giuridicamente rischiosa anche per Roma.


