Dal 5 al 7 febbraio 2026 a Doha ci sarà Art Basel 2026, sotto la guida dell’artista egiziano Wael Shawky che sarà il direttore curatoriale, in partnership con Qatar Sports Investments (QSI) e QC+. Si tratta della prima edizione ufficiale della fiera in Qatar, diventando così la quinta sede globale per la manifestazione, oltre a quelle consolidate di Basilea, Parigi, Miami e Hong Kong. Come di consueto il focus è rivolto verso l’arte moderna e contemporanea e ai contributi di artisti locali e internazionali. Art Basel Qatar 2026 rappresenta un occasione per le gallerie di fama mondiale di presentare opere di altissimo livello, trasformando la location in un enorme museo temporaneo, all’interno dei due spazi centrali della fiera, l’M7 e il Doha Design District.

Saranno 87 le gallerie in totale che parteciperanno all’edizione inaugurale della rassegna, provenienti da 31 paesi; per 16 espositori si tratterà della prima partecipazione alle fiere Art Basel, che mostrerà arte del XX e XXI secolo con grande attenzione al Medio Oriente. Non ci saranno stand, ma una grande mostra in “formato aperto” che presenterà le opere degli artisti, attinenti al tema Becoming (“divenire”). Ampio spazio sarà dedicato alle gallerie e agli artisti della regione e tra gli espositori ci sono Hafez Gallery (Jedda, Riyadh), Gallery Misr (Il Cairo), Le Violon Bleu (Tunisi), Saleh Barakat Gallery (Beirut) e Tabari Artspace (Dubai). Tra gli artisti invece, spiccano i nomi di Etel Adnan, Ahmed Mater, Mona Hatoum, Marlene Dumas, Ali Cherri, Meriem Bennani e Iman Issa.
Art Basel Qatar tra cambiamento urbano e conflitti
Ci sarà la presentazione di Anthony Meier e Waddington Custot dedicata a Etel Adnan con i dipinti che trattano i temi della memoria, dell’esilio e dell’appartenenza. Tra questi, Mont Tamalpaïs è un dialogo visivo tra luogo e spirito, tra ciò che si perde e ciò che resta. C’è spazio anche per la fotografia, ne è esempio il lavoro di Ahmed Mater, presentato nella Athr Gallery, in cui rapporti tra spazio e mutazioni urbane emergono nelle fotografie dedicata a La Mecca, dove la città sacra appare come un organismo che vive un periodo di forte sviluppo, varcato spesso da forze economiche e logistiche invisibili.

Per quanto riguarda le sculture e i manufatti storici, il progetto di Simone Fattal da Karma International si districa tra forme essenziali e materiali arcaici che evocano storie che attraversano il tempo, in un divenire che lega mito e biografia. Tra le ceramiche, saranno presenti quelle di Lynda Benglis, presentate da Pace Gallery.
Nella Galerie Chantal Crousel ci saranno opere di Mona Hatoum: tra griglie, gabbie e materiali modificati, Mirror e Divide trasformano oggetti in dispositivi di allerta e di sicurezza. Il tema del conflitto bellico è presente in molteplici opere tra cui le tele di Marlene Dumas, presentate da David Zwirner, i dipinti della serie Against the Wall, derivate da alcune immagini circolate nei media del conflitto israelo-palestinese, in cui si mostrano volti e corpi sospesi, mentre nella Gypsum Gallery l’artista Mohamed Monaiseer porta ad Art Basel Qatar 2026 un’opera che mescola gioco e violenza all’interno di ricami e dipinti intitolata I, Pet Lion (Tanks Arena). All’interno di questi disegni simbologie militari e strategie infantili convivono, mostrando come la retorica del conflitto si inserisca nella cultura visiva quotidiana, persino nei contesti più semplici e fanciulleschi.

info: artbasel.com


