Trecento reperti archeologici, custoditi in Bulgaria ma potenzialmente riconducibili al patrimonio culturale italiano, sono al centro di un’inchiesta internazionale che coinvolge le autorità giudiziarie di Roma e Sofia. L’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Giovanni Conzo e dal pubblico ministero Paolo Francesco Marinaro, nasce da una segnalazione delle autorità bulgare e riguarda una parte della vasta collezione d’antichità riconducibile a Vasil Bojkov, imprenditore e collezionista tra i più discussi dell’Europa orientale.

Nei mesi scorsi, su richiesta della magistratura italiana, a Sofia sono intervenuti i carabinieri del Comando per la Tutela del Patrimonio Culturale, guidati dal colonnello Paolo Befera. Il loro compito è stato quello di verificare l’autenticità e la provenienza dei manufatti: le analisi condotte dagli esperti hanno confermato che si tratta di oggetti autentici, ora sottoposti a sequestro temporaneo. Prima di un eventuale rimpatrio in Italia, sarà necessario attendere la conclusione delle indagini della polizia e della magistratura bulgara.
Il nucleo sequestrato rappresenterebbe solo una parte di una collezione molto più ampia, distribuita in diversi caveau europei e costruita nel corso degli anni attraverso acquisizioni di natura ancora da chiarire. Secondo gli inquirenti, alcuni dei reperti potrebbero provenire da scavi clandestini o da traffici illeciti, una delle principali piaghe del mercato internazionale dell’arte antica. Proprio per questo il caso assume un valore che va oltre il singolo collezionista, inserendosi nel più ampio contesto della cooperazione europea contro la dispersione del patrimonio archeologico.
Negli anni passati, la collezione Bojkov era stata presentata anche in contesti istituzionali: una parte dei reperti è stata studiata da archeologi e storici dell’arte ed esposta al Museo Nazionale di Storia di Sofia, contribuendo a costruire l’immagine di una raccolta privata di rilevanza scientifica, in particolare per quanto riguarda la storia della Tracia antica. È proprio questo doppio registro – tra riconoscimento culturale e sospetti di provenienza illecita – a rendere oggi l’inchiesta particolarmente delicata.
Le indagini mirano ora a ricostruire la filiera di acquisizione dei reperti, verificando se e in che modo siano usciti illegalmente dal territorio italiano e se siano stati immessi nel mercato attraverso intermediari internazionali. Un lavoro complesso, che richiede competenze giuridiche, archeologiche e diplomatiche, e che potrebbe avere ripercussioni significative sul destino dell’intera collezione.
Solo in secondo piano resta la figura del proprietario. Vasil Bojkov, noto alle cronache per la sua fortuna costruita nel settore del gioco d’azzardo e per una carriera segnata da accuse e controversie, è da anni un protagonista ambiguo del collezionismo europeo. La sua passione per l’antico, spesso rivendicata come mecenatismo, si trova ora a confrontarsi con le domande più stringenti della legalità e della tutela del patrimonio, riportando al centro del dibattito il confine fragile tra collezione privata e bene pubblico.



