Bianca Censori debutta come artista indipendente e avvia un progetto performativo di sette anni

Con BIO POP, presentato a Seoul, Bianca Censori passa al mondo dell'arte e chiarisce la direzione del suo nuovo business. Non moda né beauty: performance e design

Per settimane si è parlato di un possibile brand firmato Bianca Censori. Le ipotesi si sono rincorse: c’era chi immaginava una linea in diretta concorrenza con l’impero shapewear di Kim Kardashian e chi, più prudentemente, suggeriva una direzione alternativa, meno prevedibile. La conferma è arrivata, ma non nella forma attesa. Il nuovo progetto di Censori non è nato infatti come marchio lifestyle tradizionale, bensì con un’operazione artistica strutturata e un centro concettuale preciso: BIO POP (The Origin). Primo capitolo di un progetto performativo concepito per svilupparsi nell’arco di sette anni, segnando il suo ingresso formale nel mondo dell’arte contemporanea come artista indipendente. Non un cameo, non una collaborazione, ma un’operazione autoriale che rivendica durata, continuità e controllo.

La performance, messa in scena a Seoul in un ambiente che replica un interno domestico, ruota attorno a una sequenza di gesti quotidiani: Bianca Censori che cucina una torta, la trasporta, la serve. Il tempo è rallentato, l’azione è minimale, quasi sospesa. Ma lo spazio tradisce subito la sua funzione: attorno a lei, figure femminili identiche, sue sosia, sono integrate nei mobili, piegate a diventare parte dell’arredamento. Il corpo non occupa la casa, ne viene inglobato.

Il punto non è tanto la provocazione, a cui Bianca Censori ci ha abituato in questi anni, quanto la costruzione di un dispositivo leggibile. BIO POP lavora su un immaginario immediato – il lavoro domestico, la ripetizione, il corpo femminile serializzato – senza eccedere in simbolismi oscuri. La casa è trattata come una macchina culturale: uno spazio che assegna ruoli, produce posture, normalizza comportamenti. È un linguaggio che Censori conosce bene, forte della sua formazione architettonica, e che qui viene traslato in chiave performativa.

Dal sito ufficiale dell’artista emerge con chiarezza l’impianto teorico dell’opera. La performance «mette in scena il corpo all’interno del linguaggio della domesticità»: inizia in cucina e si sposta poi nella sala da pranzo, dove donne identiche a Bianca, sosia mascherate, dai capelli scuri, sono trattenute all’interno di mobili scultorei. Il corpo diventa struttura, l’arredo diventa vincolo. La torta, cotta durante la performance e portata in tavola, «non è nutrimento, ma offerta»: un oggetto rituale che concentra in sé lavoro, origine e servizio domestico, riformulati come spettacolo. Il testo curatoriale spinge ancora oltre: «la cucina viene descritta come un altare, la torta come una reliquia simbolica, i mobili come il primo santuario di un ciclo destinato a espandersi in reliquiari, confessioni, sacrifici e rinascita». È qui che BIO POP si dichiara per ciò che è: non una singola performance, ma una mitologia in costruzione.

Un nuovo inizio o una nuova messa in scena?

Il progetto solleva interrogativi legittimi. Quanto questa operazione riesca a emanciparsi dall’estetica ipercontrollata che ha reso Censori una figura mediatica globale è ancora da vedere. Così come resta aperta la questione del rischio di una lettura troppo didascalica del tema domestico. Ma ciò che appare chiaro è l’intenzione: BIO POP non cerca di essere “solo” una performance, bensì l’atto fondativo di una nuova identità pubblica. In prima fila, a sostenere il debutto, c’era ovviamente anche Kanye West. Total black, occhiali da sole scuri, presenza silenziosa ma inevitabilmente significativa. Un dettaglio che non passa inosservato, ma che BIO POP sembra voler tenere, almeno per una volta, ai margini: Ye è spettatore, non co-autore.

Parallelamente alla performance, arriva anche la dimensione commerciale, ma con un timing e una logica diversi da quelli ipotizzati nei mesi scorsi. Sul nuovo sito ufficiale, che porta semplicemente il suo nome, Bianca, sono già disponibili i primi prodotti: sei bracciali e una collana in argento 925, con prezzi compresi tra 1.650 e 3.900 dollari. Non una collezione mass market, ma oggetti posizionati in una fascia alta, coerenti con l’estetica scultorea e quasi rituale del progetto.

Il sito ospita anche una sezione dedicata all’arte, dove la performance viene spiegata e contestualizzata, insieme a una serie di progetti futuri scanditi da date che, per ora, riportano solo la dicitura essenziale: Coming soon. Questo progetto è, prima di tutto, un inizio. E come tutti gli inizi ben calcolati, dice meno di quello che promette, ma abbastanza da farsi notare.