Maria Balshaw lascerà la direzione della Tate nella primavera del 2026. L’annuncio, diffuso oggi dall’istituzione britannica, chiude un ciclo iniziato nel 2017, quando Balshaw fu chiamata a guidare il gruppo museale dopo una lunga esperienza alla Manchester Art Gallery e alla Whitworth Art Gallery, subentrando a Nicholas Serota, rimasto in carica per quasi trent’anni.
In una nota ufficiale, Balshaw ha definito il suo incarico “un privilegio”, sottolineando come il momento attuale rappresenti un passaggio naturale: l’organizzazione è dotata di una strategia già delineata e di un pubblico in crescita, e – secondo la direttrice – pronta ad affrontare una nuova fase sotto una guida diversa.

Durante il suo mandato, Balshaw ha supervisionato una programmazione ampia e articolata, alternando grandi mostre di richiamo a progetti più sperimentali. Tra le esposizioni di maggiore visibilità si ricordano Van Gogh and Britain alla Tate Britain, la retrospettiva dedicata a Yoko Ono alla Tate Modern e Sargent and Fashion. Il suo ultimo progetto sarà la co-curatela della più ampia mostra mai realizzata su Tracey Emin, prevista nel 2026 alla Tate Modern.
L’istituzione ha attribuito alla sua direzione un ruolo chiave nel riorientamento delle politiche di acquisizione, con una maggiore attenzione alla rappresentanza di genere e all’ampliamento geografico delle collezioni. Sotto la sua guida, inoltre, il numero di membri della Tate ha raggiunto quota 150.000, un dato che il museo definisce senza precedenti nel settore culturale.
Il presidente del consiglio di amministrazione, Roland Rudd, ha descritto Balshaw come una figura capace di ampliare l’accesso all’arte e di rendere la Tate più aderente alla pluralità del pubblico e degli artisti contemporanei, sia attraverso le sedi fisiche sia tramite le piattaforme digitali e i progetti internazionali.
L’uscita di scena della direttrice avviene tuttavia in una fase complessa per l’istituzione. Negli ultimi mesi la Tate ha annunciato una riduzione dell’organico pari a circa il 7%, con una quarantina di posizioni eliminate attraverso blocchi delle assunzioni, ristrutturazioni mirate e uscite volontarie. Il bilancio previsionale per il 2024–2025 è stato presentato in deficit e, a inizio dicembre, oltre 150 dipendenti hanno partecipato a uno sciopero legato a salari e condizioni di lavoro. Il sindacato ha parlato di situazioni di difficoltà economica e di problemi di salute legati all’attività lavorativa, mentre la direzione ha ribadito la necessità di garantire sostenibilità finanziaria nel lungo periodo.
A queste criticità si aggiunge il calo delle presenze registrato negli ultimi anni, in particolare da parte del pubblico internazionale. Sebbene la partecipazione dei visitatori britannici sia tornata vicino ai livelli pre-pandemici, i dati complessivi restano inferiori a quelli del 2019, con flessioni significative soprattutto per Tate Modern, Tate Britain e Tate St Ives.
Sul piano strategico, la Tate continua a investire su nuove linee di ricerca e programmazione, con un’attenzione crescente alle pratiche artistiche indigene. In parallelo, nel 2024 è stato avviato un fondo patrimoniale destinato a rafforzare la stabilità economica dell’istituzione nel lungo periodo, che ha già raccolto decine di milioni di sterline.
Con l’annuncio delle dimissioni di Balshaw, si apre ora la partita della successione. Il prossimo direttore o direttrice dovrà confrontarsi con sfide strutturali, finanziarie e di pubblico, in un panorama culturale sempre più competitivo, segnato anche dai piani di espansione di altre grandi istituzioni londinesi.


