Con I Decoderiani, S01E1 – Il collasso, progetto site-specific concepito per lo spazio di ricerca indipendente Studio Drang a Roma, l’artista visivo e sonoro John Cascone costruisce un ambiente immersivo che interroga in modo diretto la crisi dei sistemi narrativi e la perdita di senso che attraversa il presente. La mostra apre il 12 dicembre 2025 e resta visitabile fino al 9 gennaio 2026 negli spazi di via Galeazzo Alessi.
La trama si dissolve, la linearità si spezza, restano soltanto frammenti: su questa scia, il progetto che riflette sul concetto di post-verità prende forma come ciò che resta di una serie televisiva fittizia,I Decoderiani, evocata ma mai realmente esistita, una puntata pilota immaginaria di cui sopravvivono solo tracce, interferenze, residui visivi e sonori. L’ispirazione proviene da Decoder (1984), film sperimentale e visionario che diventa per l’artista una matrice speculativa, un pretesto per riflettere sulla frammentazione del racconto e sull’impossibilità di ricostruire una storia coerente. Qui la narrazione si manifesta come segnale intermittente, promessa di significato che si ritrae nel momento stesso in cui sembra offrirsi.



Attraverso installazioni sonore, video e elementi oggettuali, Cascone trasforma lo spazio espositivo in un ambiente vulnerabile e spugnoso, attraversato da stratificazioni instabili. Suoni e immagini non si organizzano secondo una sequenza logica, ma si accumulano come detriti, invitando lo spettatore a un tentativo di decodifica destinato al fallimento. La decostruzione narrativa diventa così il nodo centrale dell’esposizione, mentre l’esperienza della visione si traduce in uno stato di sospensione, di costante slittamento tra senso e rumore, in cui anche il racconto condiviso della Storia viene messo in crisi.

In questo modo, ad essere messo in scena è la caduta delle certezze collettive e l’emergere di un vuoto narrativo che riguarda tanto il tempo presente quanto le forme attraverso cui proviamo a rappresentarlo. L’esito è un’esperienza perturbante, in cui lo spettatore, disorientato e smarrito, si trova di fronte a un abisso interpretativo, costretto a confrontarsi con l’impossibilità della ricostruzione univoca di un paesaggio instabile e smarrito. Il collasso di una condizione in cui il senso non si perde del tutto, ma sopravvive come interferenza e che forse, non è mai esistito davvero.


