Da Piermarini a Paolini, l’Accademia di Brera celebra 250 anni di creatività

Un anno di celebrazioni tra mostre, lectio e grandi maestri per l’istituzione milanese che ha formato artisti, architetti e creativi di fama mondiale

L’Accademia di Belle Arti di Brera, fondata il 22 gennaio 1776 per volere dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria, si appresta a celebrare i suoi 250 anni con un fitto programma di eventi che accompagnerà Milano per tutto il 2026. I festeggiamenti riconoscono non solo la lunga tradizione formativa dell’istituzione, ma anche la sua continua vitalità nel panorama culturale italiano e internazionale.

Tra i momenti più attesi c’è l’apertura dell’anno accademico 2026 che vedrà il conferimento della Laurea Honoris Causa al Maestro Giulio Paolini, accompagnata da una lectio magistralis che lancerà simbolicamente l’anno di celebrazioni. L’istituto, con oltre 4.500 studenti di quarantacinque Paesi e un corpo docente di grande rilievo, è stato e continua ad essere fucina di talenti, da Giuseppe Piermarini, architetto della Scala di Milano, fino all’allievo Nobel Dario Fo.

Le celebrazioni abbracciano mostre tematiche e progetti speciali. Tra queste spicca una grande esposizione dedicata a Francesco Hayez, che riunirà opere della Pinacoteca di Brera e pezzi dell’Accademia, tra cui diverse versioni della Maddalena e il celebre Bacio. Per complementare il percorso storico e contemporaneo dell’Accademia, si alterneranno ulteriori appuntamenti e rassegne come Brera Modern and Contemporary a Palazzo Citterio, che raccontano la trasformazione dell’arte attraverso i secoli. La ricorrenza dei 250 anni diventa così occasione per riflettere sul ruolo dell’Accademia non solo nella formazione artistica, ma anche nella tessitura sociale e culturale della città di Milano, dalla didattica alla ricerca, dalla conservazione delle arti alle contaminazioni tra discipline creative.

Nel celebrare i suoi 250 anni, l’Accademia di Brera non guarda soltanto al passato glorioso che l’ha resa un punto di riferimento assoluto nella formazione artistica, ma sceglie di riaffermare il proprio ruolo nel presente e nel futuro della cultura visiva. Le mostre dedicate ai grandi maestri, le committenze contemporanee e l’apertura alla città delineano un anniversario che diventa manifesto.