«Nella vita esistono passaggi personali che sono anche pubblici, momenti in cui accade qualcosa. Spero che la vittoria di un premio alla Quadriennale possa rappresentare un turning point per un artista». Con queste parole Marco Delogu, Presidente di Azienda Speciale Palaexpo, ha introdotto la cerimonia di premiazione della 18° Quadriennale d’arte, la rassegna – intitolata Fantastica – che vede dialogare oltre cinquanta artisti italiani o attivi in Italia a Palazzo Esposizioni, i cui spazi divengono lo scenario ideale per offrire al pubblico – fino al 18 gennaio 2026 – un’immagine aggiornata sui linguaggi del contemporaneo. In questo contesto, una giuria composta dai curatori Costantino D’Orazio, Giuliana Benassi e Lorenzo Balbi ha individuato le opere vincitrici del Premio Quadriennale e del Premio Giovane Arte, rispettivamente andati a Vedovamazzei e Antonio Della Guardia, mentre un comitato composto da Daniela Lancioni, Marcello Smarrelli e Monia Trombetta ha attribuito il Premio Giovani Collezionisti a Lulù Nuti.

La Quadriennale come luogo d’incontro
«Sappiamo come la vita di un artista o di un curatore sia spesso nell’ombra, lontana da un riconoscimento pubblico – ha affermato Delogu – e si studiano le biografie dei grandi artisti del Novecento, o si osservano quelli che oggi vivono le guerre, realtà che noi non tocchiamo da vicino, si capisce quanto occasioni come questa possano aprire nuove possibilità: mostre, recensioni, ma anche incontri». Così, ha continuato, «una mostra come la Quadriennale, che include 54 artisti e 5 curatori, assume un ruolo importante». Un discorso che vale anche in termini di visibilità: «al 30 novembre abbiamo registrato circa dodicimila visitatori, un numero un po’ più elevato rispetto alle ultime due edizioni», ha dichiarato Andrea Lombardinilo, presidente della Quadriennale entrato in carica dopo la scomparsa di Luca Beatrice, ricordato più volte nel corso della cerimonia.
A Beatrice, infatti, è dedicata questa edizione della mostra, come ha sottolineato Tatyana Nikiforova, responsabile del patrimonio artistico di Fondazione Roma, presieduta da Franco Parasassi e partner di Quadriennale, oltre che pilastro imprescindibile – sia simbolicamente che economicamente – del Premio Quadriennale e del Premio Giovane Arte. «Celebriamo la dedizione e il coraggio di mettersi in gioco degli artisti in un mondo che va veloce – ha affermato Nikiforova – voi ci ricordate quanto sia importante fermarsi, dare forma alle idee. Il premio è un incoraggiamento a creare e raccontare il mondo. Vi ringraziamo per aver condiviso con noi la vostra forza creativa e la Quadriennale per aver immaginato, in un momento complesso, un progetto dedicato alla creatività italiana».

Vedovamazzei vince il Premio Quadriennale 2025
Vedovamazzei non ci fai paura abbiamo il colpo in canna senza la sicura! è l’opera che ha ottenuto il Premio Quadriennale 2025 del valore di ventimila euro erogati da Fondazione Roma. Realizzata nel 1994, dopo oltre vent’anni la sfera in vetro del duo composto da Stella Scala e Simeone Crispino e ispirata a Citizen Kane di Orson Welles è stata premiata a Palazzo Esposizioni. A leggere la motivazione è stata la giurata Giuliana Benassi, che ha sottolineato «la coerenza e la maturità della loro presentazione, capace di restituire decenni in cui riflessione estetica e impegno politico convivono. Il filo d’ironia che contraddistingue il loro linguaggio si inserisce pienamente in una Quadriennale che ragiona sul proprio passato e sul proprio presente».
Il lavoro di Vedovamazzei è stato presentato nella sezione curata da Luca Massimo Barbero e dedicata all’autoritratto: «Per la mostra abbiamo selezionato opere fondamentali per noi. Tra queste c’è anche Annali, un’opera inedita del 2025 che nasce dal desiderio, arrivati a una certa età, di costruirci una memoria materiale: cinque volumi, per un totale di cinquecento pagine di disegni che restituiscono la nostra storia dal 1990 al 2025». Con l’occasione, il duo ha voluto ricordare Luca Beatrice e Bruno Paneghini, il collezionista che ha prestato l’opera vincitrice di recente scomparso.

Vedovamazzei: «Un po’ ce lo aspettavamo»
Attivo dagli anni ’90, il duo ha dichiarato a Inside Art di essere sì sorpreso per il premio, ma anche di esserselo aspettato. E con l’occasione, Stella Scala e Simeone Crispino hanno spiegato in che modo concepiscono la loro autorialità: «Noi lavoriamo tutti i giorni e diamo forma alle idee. Siamo creatori, ma non nel senso di Dio, naturalmente. Siamo un duo: lavoriamo entrambi per un’entità terza, Vedovamazzei, che non esiste davvero. Noi in quanto singoli ci annulliamo, lasciamo emergere solo un elemento maschile e uno femminile. D’altra parte veniamo dagli anni Novanta, da esempi come Gilbert & George».
Antonio Della Guardia è il Premio Giovane Arte
Si è detto «felice e onorato di ricevere questo premio» Antonio Della Guardia, che ha ottenuto il riconoscimento per la sua performance Know not be messa in scena sulla scalinata interna di Palazzo Esposizioni e parte della sezione a cura di Alessandra Troncone. «È un premio molto importante – ha affermato la curatrice – che riconosce un percorso straordinario di Antonio negli ultimi anni. Sono molto orgogliosa, soprattutto perché chi ha seguito l’allestimento sa lo sforzo enorme necessario per mettere insieme questo lavoro. La mia sezione lavora sul corpo, ma anche sugli artisti nati tra gli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso». A spiegare la motivazione è stato Lorenzo Balbi, che ha sottolineato come la performance sia stata in grado «di inserirsi con sensibilità e rigore in questo contesto. Le due performer rileggono l’architettura del Palazzo delle Esposizioni attraverso il loro corpo».

A Lulù Nuti il Premio Giovani Collezionisti
Ormai alla sua sesta edizione, il Premio Giovani Collezionisti ideato da Federica Pecci ha selezionato l’opera di Lulù Nuti, esposta nella sezione curata da Francesco Stocchi. «La commissione – ha affermato la giurata Daniela Lancioni – ha esaminato una serie di candidature di artisti under 40, tutte di alto livello. All’unanimità abbiamo selezionato il lavoro di Lulù Nuti per l’originalità con cui affronta la materia e per il rapporto significativo tra le opere e lo spazio, in dialogo con l’ambiente circostante».
«Il mio lavoro nasce nel ventre della materia – ha dichiarato Nuti durante la cerimonia – il ferro è il centro della terra: un materiale che spesso usiamo come strumento o barriera. Nel momento in cui lo fondiamo lo trasformiamo in qualcosa di organico. Quello in Quadriennale è stato un lavoro corale, anche con gli altri artisti». Una pratica premiata dall’Associazione Giovani Collezionisti e che, come ha sottolineato Stocchi, «è anche un atto di fiducia».

Per visitare la 18° Quadriennale d’arte c’è tempo fino al 18 gennaio 2026.


