In occasione dell’insieme di eventi di GO! 2025 a metà dicembre sarà inaugurata DAG ossia la Digital Art Gallery all’interno di uno spazio storico già esistente nella città di Gorizia, eletta per il 2025 Capitale Europea della Cultura. Più di trecento metri di percorso, di cui un terzo ricoperti da pannelli LED, per un luogo che un tempo era conosciuto come Galleria Bombi, la quale si rinnova in un ambiente esperienziale tra tecnologia, arte e architettura. La DAG si consolida come unico grande spazio digitale e il progetto unisce la trasformazione urbana alle novità visive e tecnologiche. Curato da Maria Grazia Mattei in collaborazione con MEET – Digital Culture Center e la Regione Friuli Venezia Giulia, il progetto si inserisce nel panorama internazionale delle arti digitali e rilancia Gorizia come polo di sperimentazione culturale.

Flusso visivo digitale
La superficie dell’intera galleria raggiunge 1000 metri quadrati, per una lunghezza che supera i 300 metri di percorso, lungo il quale si diramano immagini, suoni e luci. All’interno della galleria sono presenti chilometri di cavi e tanti elementi modulari, denotando una complessità dal punto di vista architettonico e ingegneristico di tutta la struttura. Ad aprire la galleria sarà l’artista turco Refik Anadol, figura di spicco mondiale nella digital art, con la sua opera site-specific, Data Tunnel, ideata per interagire con l’intero LEDwall e si basa su un modello di intelligenza artificiale addestrato su dataset ambientali open source. L’opera sarà visibile per un anno gratuitamente e supervisionata da ERPAC FVG.
Le forme visive, fluide e organiche, derivano da uno studio algoritmico sul rapporto tra natura, percezione e memoria, in un insieme di pulsazioni oceaniche, texture botaniche, ritmi atmosferici, un flusso visivo che accompagna il visitatore. «Non si tratta di un contenuto decorativo, ma di un gesto architettonico che modella lo spazio e il tempo», dichiara proprio Anadol.

Tra passato, presente e futuro
Il tunnel è stato restaurato strutturalmente con precisione, in passato si trattava di un luogo fondamentale dal punto di vista bellico e logistico, venne realizzato in epoca asburgica e usato come rifugio antiaereo. L’obiettivo durante la ristrutturazione era di preservare e rispettare lo spirito identitario originale della Galleria Bombi, infatti rete audio e LEDwall sono ad oggi esterni e svincolati dal sistema e dalla struttura originali, con possibilità in futuro di eventuali modifiche di sistema.
La DAG si conferma come un ponte tra passato e futuro, infatti l’arte digitale non è solo contenuto, ma persino forma, atmosfera, progettazione e via dicendo. L’obiettivo per i mesi a venire è di rendere la DAG uno spazio aperto e accessibile, avvicinando il pubblico ai linguaggi emergenti digitali.



