La Regina del Contemporaneo e la città in metamorfosi: come Patrizia Sandretto Re Rebaudengo ha guidato Torino verso una nuova identità culturale

I trent’anni della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo: storia di una visione che ha trasformato una capitale industriale in un laboratorio internazionale dell’arte contemporanea

Da trent’anni, il nome di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo coincide con una delle più riuscite metamorfosi urbane del Paese: quella di Torino, città che dalla crisi post-industriale è risorta grazie alla forza di un ecosistema culturale capace di ridefinire immaginari, economie e comunità. In questa trasformazione, il ruolo della fondatrice della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo è stato determinante. Mecenate, collezionista, imprenditrice culturale, figura internazionale capace di coniugare rigore visionario e apertura, Sandretto Re Rebaudengo incarna una leadership culturale rara: quella che non si limita a sostenere l’arte, ma la usa come leva per la crescita sociale ed economica.

«In questi trent’anni il futuro è sempre stato la chiave». Una frase programmatica di Patrizia che racchiude la sua attitudine: non rincorrere i tempi, ma anticiparli; non aspettare il cambiamento, ma generarlo. La Fondazione – nata nel 1995, quando Torino era ancora immersa nelle incrostazioni del declino industriale – ha contribuito a orientare la città verso una dimensione nuova, in cui cultura e creatività diventano infrastrutture fondamentali, capaci di attrarre talenti, investimenti, energie. L’impatto è ormai evidente: Torino oggi è riconosciuta a livello internazionale come un polo attivo dell’arte contemporanea, e questa centralità è frutto della combinazione tra attivismo culturale, qualità artistica e strategia imprenditoriale che caratterizza da sempre la sua fondatrice.

Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, Parco d’Arte di San Licerio

Il trentennale della Fondazione ha coinciso con l’apertura della grande mostra News from the Near Future, diffusa tra Torino e Guarene, curata da Bernardo Follini ed Eugenio Re Rebaudengo. Non un’antologia celebrativa, ma un archivio vivente che attraversa tre decenni di ricerca attraverso oltre cento opere della Collezione: dai video di Doug Aitken e Steve McQueen alle fotografie di Cindy Sherman e Wolfgang Tillmans, dalle sculture di Urs Fischer alle pitture di Tauba Auerbach. Una costellazione fluida, come l’acqua che scorre nei filmati di Fiona Tan da cui il progetto prende il titolo, che racconta non solo l’evoluzione dell’arte contemporanea, ma anche il percorso di una fondazione che ha saputo muoversi in sintonia con le trasformazioni culturali globali. Il racconto di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo del resto non è una semplice successione di tappe: Guarene nel 1997, Torino nel 2002, Madrid nel 2017, il Parco d’Arte a San Licerio nel 2019, fino all’apertura dell’Isola di San Giacomo nella Laguna di Venezia nel 2026. È piuttosto un atlante di luoghi che ha contribuito a ridefinire, inserendo l’arte nei tessuti urbani e naturali con un approccio raffinato e coraggioso. Ogni spazio aperto è diventato un polmone culturale, un punto di connessione, una scintilla che ha attirato nuove energie in territori spesso in fase di ridefinizione identitaria.

Il dialogo tra arte e città è al centro anche della collaborazione con il Museo dell’Automobile di Torino, dove la mostra Convergenze inaugura un ciclo dedicato ai rapporti tra tecnologia, industria e immaginazione. Un’ulteriore conferma che la vocazione della Fondazione non è mai stata autoreferenziale, ma profondamente relazionale: creare reti, costruire ponti, generare sinergie che rafforzano il posizionamento culturale di Torino nel mondo.

Teresa Solar Abboud, photo Roberto Ruiz

Le celebrazioni del trentennale non guardano solo al passato, ma soprattutto al futuro. Le tre personali dedicate a Teresa Solar Abboud, Jem Perucchini e Marwa Arsanios, incarnano la missione fondativa: sostenere giovani talenti, produrre nuove opere, affrontare temi urgenti come ecologia, genere, memoria. A queste si aggiungerà la personale di Alessandra Ferrini, frutto di un rapporto di lungo corso fondato su ricerca critica e impegno civile.

La vocazione formativa, anch’essa pilastro della Fondazione, si concretizza anche con il Young Curators Residency Programme Torino, attivo dal 2007, e con Campo, il corso dedicato ai curatori italiani. Due strumenti che hanno contribuito a fare di Torino un laboratorio di professionalità culturali riconosciuto a livello internazionale.

Il Parco d’Arte di San Licerio, inserito dal Guardian tra i dieci più belli d’Europa, ospita nuove committenze site-specific, mentre a Guarene e Torino sono state allestite due grandi mostre della Collezione accompagnate da un volume che ripercorre i trent’anni di attività. 

Ma l’impatto della Fondazione –  è doveroso ricordarlo – non si limita al contesto torinese. Da quest’anno una parte della Collezione è protagonista al Manetti Shrem Museum of Art dell’Università di California Davis, con un focus sulle artiste donne; mentre la sede madrilena presenterà nuovi progetti internazionali che consolidano la rete europea della Fondazione.

CIMAM – International Committee for Museums and Collections of Modern Art

Il 2025 inoltre è stato segnato anche due eventi che confermano il ruolo chiave della Fondazione nel sistema culturale globale: i Giochi Mondiali Invernali Special Olympics, di cui Patrizia Sandretto Re Rebaudengo è presidente del Comitato Organizzatore, e la Conferenza annuale del CIMAM, ospitata con Castello di Rivoli e Fondazione Torino Musei. Due appuntamenti che hanno portato a Torino direttori, curatori e operatori culturali da tutto il mondo, rafforzando l’immagine della città come luogo di riferimento per il contemporaneo.

Il contributo della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo alla trasformazione di Torino non è solo quantitativo – mostre, artisti, eventi – ma qualitativo: ha introdotto un nuovo modo di intendere l’arte come infrastruttura di futuro. Ha generato inclusione, attratto economie, formato professionalità, costruito comunità, ridisegnato territori. In altre parole, ha accompagnato e sostenuto la metamorfosi di una città che, grazie anche alla sua “Regina del Contemporaneo”, ha trovato nella cultura una delle sue strade più convincenti verso la rinascita. E di tutto questo non solo Torino ma tutto il Paese le deve essere grato.

Info: fsrr.org