Il nuovo Public Program “Fantatalk” ispirato a José Mourinho

La Quadriennale di Roma si prepara ad un nuovo Talent Program ispirato a una frase detta in conferenza stampa e diventata celebre negli anni

Negli scorsi giorni è stato annunciato un nuovo evento chiamato “Fantatalk“, si tratta di un nuovo originale Public Program organizzato per Fantastica la 18a edizione della Quadriennale d’Arte. Il progetto nasce come omaggio per l’ideatore Luca Beatrice, egli ha sempre intrecciato l’arte con altre competenze, in primis lo sport, la musica e talvolta il cinema. Da qui l’idea di adottare un approccio interdisciplinare per il nuovo Public Program con una serie di incontri invitando: musicisti, coreografi, artisti, religiosi, designer, architetti, sociologi e molto altro ancora. Ogni incontro partirà dai temi proposti dai curatori delle sezioni della Quadriennale e il primo appuntamento di “Fantatalk” è in programma Venerdì 28 novembre, con il titolo La mia immagine è ciò da cui mi faccio rappresentare.

Un evento apposito per il pubblico

Il Public Program della Quadriennale si riferisce a un programma di eventi pubblici organizzati dall’istituzione nazionale per l’arte contemporanea italiana. Questo programma affianca la mostra principale, la Quadriennale d’Arte, con una serie di appuntamenti come conversazioni e talk che esplorano e approfondiscono le tematiche dell’esposizione, che quest’anno, per la 18a edizione si intitola Fantastica. Il programma include conversazioni, cerimonie, dialoghi e premi per arricchire l’esperienza dei visitatori, la 18ª Quadriennale d’Arte si tiene al Palazzo delle Esposizioni di Roma, in questo edificio per il Public Program vengono organizzati eventi, anteprime, visite organizzate, seminari e conferenza legate ai temi dell’arte contemporanea.

La genesi del nome

A ispirare il nome del format è la celebre massima del filosofo portoghese Manuel Sérgio «chi sa solo di calcio non sa niente di calcio», resa nota dal plurivincitore allenatore José Mourinho. Infatti durante una conferenza stampa il celebre allenatore ha risposto ad un giornalista citando la suddetta frase, omaggiando esplicitamente Manuel Sérgio, che era proprio un professore di Mourinho durante il suo percorso di studi nella Facoltà di Scienze Motorie di Lisbona.

Un legame totalmente inaspettato tra sport e filosofia ha generato una frase che suona come un invito a superare i confini del proprio ambito per capirlo davvero. Così come per capire davvero il calcio bisogna guardare oltre le tattiche allo stesso modo anche nell’arte contemporanea bisogna adottare una prospettiva più ampia e coinvolgere persone provenienti da altri ambiti, cosa difficile in un ambiente che spesso si rivela chiuso. “Fantatalk” nasce dalla convinzione che l’arte contemporanea richieda uno sguardo capace di andare oltre il suo recinto autoreferenziale, per cui chi sa solo di arte non sa niente di arte.

Il programma di “Fantatalk”

Ecco perché la scelta di coinvolgere voci provenienti da mondi diversi, mostrando un’apertura mentale invitando architetti, filosofi, coreografi, storici, religiosi designer musicisti, i quali si alterneranno e svilupperanno i temi di questi convegni a tema durante la Quadriennale. Il primo talk riguarda il modo in cui rappresentiamo noi stessi e si terrà il 28 novembre di venerdì alle ore 18, nella Sala Auditorium del Palazzo Esposizioni di Roma. Il titolo scelto per questo primo evento, curato da Luca Massimo Barbero, è La mia immagine è ciò da cui mi faccio rappresentare e per l’occasione saranno infatti invitati: Emanuele Coccia filosofo e autore di Filosofia della Casa e Fabio Novembre grande designer che progetta gli oggetti con cui abitiamo il monto. “L’incontro esplora come la casa e gli spazi che viviamo diventino una forma di autorappresentazione: un’estensione della mente, una proiezione del nostro modo di esistere e desiderare. Coccia porta la sua visione della casa come “seconda pelle”, luogo in cui la nostra identità prende forma; Novembre mostra come gli oggetti che scegliamo o progettiamo non siano semplici strumenti ma veri autoritratti materiali. Insieme a Barbero, i tre interrogano cosa significhi oggi mostrarsi, raccontarsi, incarnarsi in un’immagine: non solo attraverso ciò che siamo, ma attraverso ciò che ci circonda.”

info: palazzoesposizioniroma.it