Meno di tre anni dopo l’inaugurazione, la galleria newyorkese di Stephen Friedman si prepara a chiudere i battenti. Lo spazio di Tribeca, aperto nell’ottobre 2023 dopo un intervento di ristrutturazione particolarmente oneroso, terminerà ufficialmente le sue attività alla fine di febbraio 2026. La scelta, annunciata da un portavoce della galleria, rientra in una più ampia riorganizzazione interna che punta a concentrare risorse e strategie sulla storica sede londinese.
In una dichiarazione, Friedman — mercante canadese residente da anni nel Regno Unito — definisce la chiusura un passo necessario per “rafforzare le aree in cui abbiamo un maggiore impatto e più margine di manovra”, continuando a operare a livello internazionale pur facendo perno su una base londinese definita “solida e in espansione”. La galleria ha infatti recentemente ampliato il proprio organico con diversi nuovi direttori. Il programma artistico non subirà modifiche: l’elenco degli artisti rappresentati e dei lasciti resterà invariato.

Friedman ha inoltre sottolineato che l’impegno con la scena statunitense non verrà meno, grazie alla partecipazione regolare alle principali fiere d’arte e alle collaborazioni di lunga durata con artisti, curatori e collezionisti americani.
La sede di Tribeca aveva inaugurato il proprio percorso con una mostra dedicata all’artista texana Deborah Roberts, ospitando successivamente esposizioni personali di Anne Rothenstein, Sarah Ball, Denzil Forrester e Andreas Eriksson. Attualmente lo spazio presenta la prima personale newyorkese dell’artista e attivista indigeno Santiago Yahuarcani, visitabile fino al 17 gennaio.
La notizia della chiusura si inserisce in un contesto complesso per il mercato dell’arte, che negli ultimi mesi ha visto un numero crescente di gallerie cessare l’attività. Dopo cinque decenni di presenza sulla scena newyorkese, anche Sperone Westwater ha annunciato la chiusura, mentre altre realtà consolidate — tra cui Blum, Venus over Manhattan e Clearing — hanno scelto di interrompere o ridimensionare le loro operazioni negli Stati Uniti.
Il clima economico incerto emerge anche dagli ultimi documenti depositati dalla galleria presso la Companies House britannica. Presentati in ritardo, sono valsi alla società un primo avviso di radiazione obbligatoria, poi sospeso. I conti relativi al 2023 registrano una perdita di 1,7 milioni di sterline, attribuita ai costi per la costruzione di due nuove gallerie a Londra, all’affitto dei nuovi spazi prima del trasferimento e alla gestione in parallelo della sede precedente durante la ristrutturazione. Le difficoltà sono state aggravate dal rallentamento del mercato post-pandemico e da una situazione politica ed economica globale instabile.
Nonostante la fase complessa, il programma internazionale prosegue. Il prossimo mese Friedman condividerà uno stand con la Goodman Gallery ad Art Basel Miami Beach, presentando opere di Yinka Shonibare. A febbraio parteciperà inoltre alla prima edizione di Art Basel Qatar, confermando una strategia che privilegia mobilità e presenza globale rispetto alla gestione di sedi multiple.




