Dall’11 dicembre 2025 il MACRO torna ad accogliere il pubblico con un progetto ambizioso e programmatico: fare di Roma non soltanto una cornice, ma il centro pulsante di una riflessione diffusa sulle forme del contemporaneo. La nuova direttrice artistica Cristiana Perrella inaugura così il suo mandato con una stagione che si estende fino ad aprile 2026, costruita come una mappa stratificata dei linguaggi che animano la città: dalle arti visive alla musica elettronica, dal cinema alle pratiche urbane, dalla performance all’architettura.
«Immagino il MACRO come un organismo che respira con la città» afferma Perrella, e il programma della riapertura sembra rispondere esattamente a questa visione. Dopo i mesi dedicati alla cura e al ripristino degli spazi, il museo si presenta come un laboratorio dinamico, permeabile, pronto a restituire la vitalità di una scena che negli ultimi anni ha visto emergere nuove comunità artistiche, spazi indipendenti e forme di produzione condivisa. L’obiettivo non è soltanto osservare Roma, ma amplificarne l’energia: ricucire le sue traiettorie, trasformarle in racconto, proiettarle oltre i confini cittadini. A comporre questo ritratto plurale sono quattro mostre che aprono simultaneamente l’11 dicembre.



UNAROMA, curata da Perrella e da Luca Lo Pinto, è una grande collettiva che intercetta il presente artistico romano nel suo carattere generativo e intergenerazionale. L’allestimento progettato da Parasite2.0 offre una lettura cinematografica della città: un “piano sequenza” composto da oltre settanta artiste e artisti, articolato in tre movimenti – Set, Live, Off – tra spazio museale e interventi diffusi negli spazi indipendenti della Capitale. Alla base, un’idea precisa: Roma come superficie in continua sovraimpressione, un green screen su cui si sedimentano gesti, immaginari e nuove comunità creative. A completare la mostra, UNAROMA Flashback, incontro dedicato alle scene artistiche dagli anni Ottanta a oggi.
Con One Day You’ll Understand. 25 anni da Dissonanze, Perrella rilegge un capitolo cruciale della cultura elettronica italiana. Dissonanze – festival attivo dal 2000 al 2010 – trasformò Roma in un nodo internazionale per le sperimentazioni digitali, occupando luoghi storici e industriali, dal Palazzo dei Congressi alla Cappa Mazzoniana. La mostra, costruita attraverso materiali sonori, video e grafici, restituisce quella stagione pionieristica, accompagnata da una giornata di studi che riunirà protagonisti, studiosi e nuove generazioni di artisti.


La terza mostra, Sorelle senza nome, presenta un nuovo video di Jonathas de Andrade, prodotto in collaborazione con Conciliazione 5 e Fondazione In Between Art Film. La ricerca dell’artista si concentra sull’esperienza di una comunità di ex suore brasiliane che negli anni Sessanta, minacciate dalla dittatura militare, si trasferirono a Roma continuando la propria azione sociale fuori dai conventi. De Andrade intreccia fonti d’archivio, testimonianze e storia politica in un racconto che lega Belo Horizonte alla capitale italiana, tra memoria collettiva e forme di resistenza.
Infine, Abitare le rovine del presente, a cura di Giulia Fiocca e Lorenzo Romito (Stalker), affronta una delle urgenze più evidenti della contemporaneità: il diritto all’abitare. Derivata dal progetto Agency for Better Living, presentato alla Biennale Architettura 2025 del Padiglione Austria, la mostra indaga le pratiche di rigenerazione spontanea che negli ultimi anni hanno ridisegnato la geografia sociale di Roma – da Spin Time a Corviale, fino al Lago Bullicante. L’idea è leggere le “rovine” non come resti passivi, ma come luoghi di possibilità, dove emergono ecologie umane, sociali e ambientali alternative. In chiusura, uno “spazio di negoziazione” invita il pubblico a prendere parte a un processo di discussione collettiva sul futuro dell’abitare.

A fianco delle mostre, il MACRO presenta un’altra novità di rilievo: l’apertura del proprio cinema, che per i primi mesi dedicherà la programmazione alla scena cinematografica romana, con proiezioni, incontri, presentazioni con registi emergenti e lezioni d’autore. Una sala pensata per ampliare l’esperienza museale al linguaggio audiovisivo e rafforzare la presenza del MACRO come luogo di produzione culturale.
Completano la stagione un calendario fitto di performance, concerti, lecture, laboratori e appuntamenti live, pensati per trasformare il museo in un vero dispositivo collettivo di ascolto e partecipazione. Una piattaforma capace di attivare reti, accogliere comunità e far circolare idee. Nelle parole di Marco Delogu, presidente di Palaexpo, «il MACRO non è un museo che si limita a esporre: produce conoscenza, sperimentazione e pensiero». L’assessore alla Cultura Massimiliano Smeriglio aggiunge che la riapertura rappresenta «un atto di fiducia nella comunità culturale romana» e nella sua capacità di generare futuro.
info: museomacro.it


