Accessibilità come cultura: il museo che include è un messaggio positivo che supera i confini dell’arte

Un nuovo saggio firmato da Maria Emanuela Bruni e Sofia Bilotta rilancia il tema dell’accessibilità museale come dimensione fondativa dell’esperienza culturale. Un’opera che non si limita a indicare standard, ma propone una visione radicale e inclusiva del museo contemporaneo

L’accessibilità non è un atto tecnico, né un esercizio normativo: è una visione, un’etica, una cultura da costruire. È questo il messaggio forte e chiarissimo che emerge dal saggio scritto da Maria Emanuela Bruni e Sofia Bilotta, due figure di riferimento nel panorama culturale italiano, che con questo volume consegnano al dibattito museale contemporaneo una riflessione profonda, colta e necessaria. Il libro, frutto di competenze complementari e di una lunga esperienza sul campo, si pone come una bussola per chiunque oggi voglia pensare — e praticare — un museo davvero aperto a tutte e tutti.

Da un lato, la voce autorevole di Maria Emanuela Bruni, storica dell’arte, giornalista e protagonista delle istituzioni italiane: è stata la prima donna, nel 2008, a dirigere il Cerimoniale di Palazzo Chigi, e nel 2004 è stata insignita dell’onorificenza di Commendatore della Repubblica da Carlo Azeglio Ciampi. Oggi è presidente della Fondazione MAXXI, incarico assunto nel 2025, in continuità con un impegno di lungo corso per la promozione della cultura pubblica. Dall’altro, l’esperienza operativa e teorica di Sofia Bilotta, storica dell’arte e museologa, con un profilo solido nel campo dell’educazione e dell’accessibilità museale. In servizio al MAXXI sin dalla sua apertura, Bilotta ha guidato negli anni l’Ufficio Educazione, poi quelli dedicati al Public Engagement e alla Formazione. Docente universitaria alla Sapienza di Roma, partecipa attivamente ai gruppi di lavoro di ICOM Italia sull’accessibilità.

Insieme, Bruni e Bilotta firmano un testo che non si accontenta di elencare buone pratiche: va più in profondità, proponendo un ribaltamento culturale. Il museo accessibile, secondo le autrici, non è semplicemente uno spazio dotato di rampe, didascalie in Braille o guide in LIS: è un ecosistema complesso, in cui l’accessibilità è co-progettazione, ascolto, sperimentazione continua. Uno dei passaggi chiave del saggio riguarda proprio il ruolo delle persone con disabilità nella progettazione degli spazi museali. “Non solo per mappare le barriere — scrivono le autrici — ma per contribuire attivamente alla progettazione di mostre, servizi e attività di qualità”. È un cambio di paradigma: da beneficiari passivi a co-autori del museo.

L’accessibilità, insomma, non può essere un’aggiunta posticcia o un correttivo tecnico da inserire in un secondo momento. È un principio generativo che deve nascere già con la ricerca e la curatela. Significa concepire ogni mostra come un racconto plurale, capace di parlare a pubblici differenti e di valorizzare le diversità come risorsa.

Il saggio insiste anche sul tema della responsabilità collettiva. Per Bruni e Bilotta, la cultura dell’accessibilità è un impegno condiviso che coinvolge l’intero ecosistema museale: curatori, architetti, mediatori, educatori, comunicatori. Solo lavorando insieme, in un’ottica multidisciplinare e collaborativa, si possono costruire musei che siano davvero inclusivi, e non solo formalmente adeguati. Questo approccio si radica in una concezione del museo come spazio civico, luogo di diritti e partecipazione. Un museo che non teme la complessità, ma anzi la abita, la valorizza, la restituisce al pubblico come esperienza viva. E in questo senso, il saggio si rivolge non solo agli operatori culturali, ma anche — e forse soprattutto — ai decisori politici, chiamati a riconoscere il valore dell’accessibilità come investimento per il futuro.

La forza del libro sta anche nel suo equilibrio: unisce teoria e pratica, principi e casi studio, visione e concretezza. È un testo che parla ai professionisti, agli studenti, agli amministratori, ma anche al pubblico più ampio che guarda al museo come luogo di bellezza e conoscenza. Un’opera che invita a rimettere al centro le persone, tutte, e a costruire un linguaggio nuovo in cui l’accessibilità non sia un capitolo separato, ma il cuore pulsante della progettazione culturale.

In un tempo in cui le istituzioni sono chiamate a ridefinire il loro ruolo nella società, questo saggio arriva con la forza di un richiamo etico e politico. Ci ricorda che l’arte non è mai neutrale, e che il modo in cui la rendiamo accessibile dice molto su chi siamo e su chi vogliamo diventare. Il museo accessibile è un museo giusto. E questo libro è un passo deciso in quella direzione.