L’arte ambientale di Andreco approda oltreoceano

Dal progetto romano delle “Aule Verdi / Tree Room” un modello che fonde arte, scienza e comunità per la rigenerazione ecologica delle periferie urbane

Nel contesto sempre più urgente della crisi climatica, l’iniziativa delle Aule Verdi – Tree Room ideata da Andrea Conte (Andreco) in collaborazione con CNR-IRET, tramite la ricercatrice Laura Passatore, propone una lettura innovativa del rapporto tra città, natura e comunità. Le installazioni circolari realizzate nei quartieri periferici di Roma non sono semplici opere d’arte, ma infrastrutture ecologiche e sociali progettate per rigenerare microclimi urbani, aumentare la biodiversità e promuovere processi partecipativi.

Le Aule Verdi rappresentano un’interfaccia feconda fra l’arte ambientale e la ricerca scientifica. Come si legge nel lancio del progetto, è stato pubblicato anche uno studio sulla rivista Nature Scientific Reports che ne attesta la replicabilità e il potenziale di misurazione nella riduzione dell’impronta ecologica urbana. In questo modo l’opera non si limita all’estetica o all’ideazione architettonica, ma si radica in una metodologia che comporta dati, valutazione, comunità e azione. L’installazione prende forma come una “stanza d’alberi”: cerchi concentrici di vegetazione che invitano a entrare, sostare, conversare, partecipare. Il progetto ha debuttato nella Riserva naturale della Valle dell’Aniene, nel IV Municipio di Roma, e in un secondo intervento nel V Municipio (Vigne Nuove) grazie al progetto europeo WE-Z (Wellbeing for Generation Z).

Il salto internazionale e la dimensione globale

Recentemente il modello è stato invitato negli Stati Uniti, con tappe in università americane come la Duke University, a testimoniare che l’idea va oltre il contesto romano, assumendo valenza globale. In un momento in cui le città di tutto il mondo cercano soluzioni praticabili per affrontare il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità e l’alienazione urbana, le Aule Verdi rappresentano una risposta che non relega l’arte a mera metafora, ma la pone al centro della trasformazione concreta.

Con un intervento in programma per il 2026 a Milano, nel Bosco della Goccia a Bovisa, il metodo delle Aule Verdi indica non solo replicabilità geografica, ma anche scalabilità di modello. Il valore dell’opera risiede nel suo essere sistema ibrido: installazione artistica, infrastruttura ambientale, spazio comunitario. E in quest’ottica l’arte torna ad assumersi responsabilità civiche, ecologiche ed estetiche allo stesso tempo.