Un tempo sede di conferenze e incontri, oggi il vecchio auditorium del Museo Reina Sofía di Madrid torna a nuova vita. Il celebre edificio Sabatini, cuore storico del museo, ospita ora una sala completamente ripensata dallo studio BACH, che trasforma lo spazio in un elegante cinema e teatro contemporaneo.
Il progetto, di 520 metri quadrati, è un omaggio al disegno originale del 1987 firmato da Jaume Bach e Gabriel Mora, reinterpretato con sensibilità e tecnologie d’avanguardia. Jaume Bach, insieme ad Anna & Eugeni Bach, ha scelto di conservare gli elementi geometrici distintivi del progetto originario: le due strutture triangolari che dominano la sala — una cabina di proiezione angolare all’ingresso e un triangolo sospeso sopra il palco, un tempo usato come dispositivo di riverbero acustico. Quest’ultimo ritorna oggi come schermo acustico scenografico, dietro il quale si cela l’altoparlante centrale.

Sono scomparse, invece, le vecchie cabine di traduzione, ormai superate, mentre la pendenza della platea è stata aumentata per migliorare la visibilità e il comfort del pubblico.
L’intervento punta molto sull’atmosfera: il soffitto, un tempo neutro, è ora dipinto di un blu profondo che ricorda un cielo notturno, mentre pavimenti e pareti si tingono di rosso, un richiamo alla tradizione teatrale classica — da Erik Gunnar Asplund e il suo Skandia Cinema di Stoccolma fino al madrileno Cine Doré. Nelle nicchie delle finestre, la luce soffusa crea un effetto di apertura verso l’esterno, come se gli spettatori si trovassero sotto una volta stellata.

All’ingresso, un nuovo volume triangolare funge da deposito e guida il flusso dei visitatori verso la sala principale. Tutte le superfici del foyer, unite da una tonalità vellutata di rosso, preparano l’occhio al mondo cinematografico che si apre dietro le pesanti tende: un universo visivo che rimanda tanto a Buñuel e Almodóvar quanto a Lynch e Kaurismäki.
Situato all’interno dell’antico Ospedale Generale di Madrid, costruito nel XVIII secolo da José de Hermosilla e Francisco Sabatini, il Reina Sofía ha conosciuto numerose trasformazioni dalla sua apertura nel 1992 e l’ampliamento del 2005. Con la realizzazione di due nuove sale durante l’espansione, il museo ha potuto restituire alla vecchia aula la sua vocazione originaria: un luogo dedicato all’esperienza collettiva dell’immagine e del suono.
Così, tra forma, colore e memoria, il nuovo auditorium del Reina Sofía non cancella il passato, ma lo trasforma in paesaggio visivo, dimostrando come anche l’architettura possa raccontare una storia di rinascita artistica.


