L’attuale progetto americano è a rischio ritiro dal padiglione della Biennale

Il padiglione degli USA rischia di non partecipare ad uno dei più grandi appuntamenti per il mondo dell'arte, la Biennale di Venezia

La presenza del padiglione americano alla Biennale di Venezia è sempre stata una costante con la partecipazione di autori come Mark Bradford, Joan Jonas ed Ed Ruscha, ma per la prima volta dopo tanti anni c’è il concreto rischio che il padiglione degli USA rimanga chiuso, dal momento che il progetto di Robert Lazzarini e John Ravenal ha subito una brusca rottura delle trattative. Il museo del dipartimento americano ha deciso di ritirarsi già a fine settembre, stando alla dichiarazioni del Washington Post. La causa è duplice: tempistiche ristrette e costi insostenibili, circa 5 milioni di budget, laddove i soldi arrivati sono soltanto 370.000, lasciando più di 4 milioni di spese scoperti.

Per di più la realizzazione del padiglione statunitense è da sempre associata a spese di gestione molto ingenti: nel 2022 la mostra di Simon Leigh ammontava a 7 milioni di dollari circa; mentre nel 2024 la mostra di Jeffrey Gibson ha richiesto la cifra di 5 milioni. L’istituzione partner designata per l’occasione è l’University of South Florida, la quale ha rinunciato a sostenere le spese di produzione. La pochezza di fondi costringe curatori e responsabili di suddette mostre a ricorrere disperatamente a campagne di fundraising privato. La collaborazione con l’Università si è interrotta bruscamente, i vincoli finanziari a detta dei responsabili erano fin troppo stretti. In questa fragile situazione né il dipartimento di stato né tantomeno il curatore John Ravenal sono riusciti a trovare fondi alternativi per finanziare il progetto. Pertanto Robert Lazzarini ha annunciato la fine del suo progetto e il dipartimento di stato americano non ha annunciato nessun nuovo artista.

Come era strutturato il progetto di Lazzarini?

L’origine di questa situazione deriva già da fine 2024, quando il governo americano annuncia Robert Lazzarini in rappresentanza per la Biennale di Venezia, un artista noto per opere destabilizzanti e distorte. Il progetto ambizioso doveva esplorare le origini americane attraverso simbolismi ed elementi iconici, interrogandosi sulla fallacia del potere e sulla fragilità dei miti fondativi americani, i simboli scelti erano: un’aquila d’oro, un busto del presidente George Washington e un cannone della guerra civile.

La situazione geopolitica per la 61esima Esposizione d’Arte Internazionale di Venezia è contraddittoria e divisiva: da un lato paesi come la Francia, la Germania o la Corea del Sud annunciano con largo anticipo i loro progetti mentre gli Stati Uniti, complicano la situazione e si aggiungono al già chiuso padiglione della Russia (dal 2022), e al padiglione di Israele che verrà sostituito da un padiglione alternativo, dedicato alle sale d’armi dell’arsenale. In questa situazione globale gli Stati Uniti mostrano le loro fragilità strutturali, una gestione organizzativa rivedibile e manifestano un binomio difficile tra gli artisti e la burocrazia.