Al Museo Nazionale Romano Giorgio Di Noto indaga il lato segreto dell’immagine

Il progetto, a cura di Alessandro Dandini de Sylva, riflette sulla potenza delle immagini come strumento di conoscenza e svelamento di mistero

A Roma, il Museo Nazionale Romano – Palazzo Massimo ospita Hidden Collections, progetto di Giorgio Di Noto a cura di Alessandro Dandini de Sylva, realizzato con il sostegno di Strategia Fotografia 2024, programma della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura e aperto al pubblico fino all’11 gennaio 2026. L’esposizione invita il pubblico a esplorare il lato nascosto del museo, quello che solitamente rimane invisibile: archivi, depositi, laboratori di restauro, in tutti quegli spazi dentro il quale il passato diventa metafora di attesa di una nuova visione.

È proprio qui che Di Noto indirizza la sua ricerca, trattando questi spazi come un terreno di scavo da cui far emergere immagini dimenticate, frammenti visivi, tracce del tempo e del gesto umano. «L’artista ha progressivamente indagato la fotografia come mezzo instabile, ambiguo, sempre in bilico tra documento e invenzione. In questo attraversamento, la fotografia diventa allo stesso tempo strumento stratigrafico e poetico, capace di interrogare non solo i reperti, ma anche le immagini fotografiche che li documentano, e con esse le condizioni tecniche e culturali della loro visibilità e rappresentazione», spiega il curatore, che ha saputo perfettamente valorizzare gli ambiti progettuali e culturali.

Giorgio Di Noto, un archivio come spazio visivo

Fulcro dell’esposizione è l’Archivio fotografico del museo, che l’artista esplora come un vero e proprio sito archeologico. Le stampe, i negativi e le lastre non sono più meri documenti, ma reperti di un linguaggio in continua trasformazione. Attraverso la pratica della maschera fotografica – dispositivo tecnico che isola il soggetto dal suo contesto – Di Noto rivela e al tempo stesso occulta, giocando sul confine tra visibile e invisibile, tra verità e costruzione.

Il risultato è un corpus di immagini che mettono in crisi la neutralità della fotografia e, con essa, quella dell’archeologia stessa. Come ricorda la direttrice dell’istituzione Federica Rinaldi, «con Hidden Collections il Museo Nazionale Romano offre al pubblico l’occasione di scoprire una parte del proprio patrimonio normalmente non accessibile, restituendone una nuova lettura attraverso lo sguardo di un artista contemporaneo. Il progetto di Giorgio Di Noto ci invita a riflettere su come l’archeologia e la fotografia, pur appartenendo a tempi e linguaggi diversi, condividano la stessa tensione verso la conoscenza e la costruzione della memoria». Ad essere magistralmente interpretato è dunque il patrimonio archivistico e invisibile del museo e una fotografia che è anche e sopratutto un linguaggio instabile, sospeso tra documento e invenzione. Le sue opere, nate dal contatto diretto con i materiali e gli strumenti conservati nei depositi, interrogano il modo stesso in cui l’immagine costruisce la nostra percezione del passato.

Le opere di Di Noto dialogano con i reperti archeologici, dando vita a un percorso visivo che attraversa memoria, tempo e materia. La luce della fotografia non si limita a illuminare ciò che è nascosto, ma ne svela la complessità: l’immagine diventa una superficie di stratificazione, dove convivono erosione e riscrittura. A completare il progetto, una pubblicazione edita da Quodlibet raccoglie la ricerca condotta dall’artista durante la sua residenza al museo, offrendo una restituzione teorica e visiva del percorso.

Museo Nazionale Romano – Palazzo Massimo, Roma
15 ottobre 2025 – 11 gennaio 2026

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