Basta la riduzione dell’Iva a riportare in salute il mercato dell’arte in Italia? Ce lo si è chiesto tra i corridoi di Artissima, la fiera internazionale d’arte contemporanea che il 2 novembre ha chiuso le porte della sua trentaduesima edizione. Tra i primi appuntamenti fieristici della stagione, e quindi vero e proprio banco di prova dopo la riduzione delle tasse sulle opere d’arte, la manifestazione torinese ha contato oltre 34.000 visitatori nel corso delle sue quattro giornate, confermando il proprio ruolo nella diffusione dei linguaggi creativi più sperimentali. Ora che la fiera si è conclusa, ripercorriamo il fenomeno portato da Artissima nell’Oval del Lingotto.

Molti stand personali e una nuvola stampata in 3D
Sono state 176 le gallerie che hanno esposto le loro opere negli spazi dell’Oval, di cui 26 alla prima partecipazione. Accanto alle più istituzionali Continua e Mazzoleni, che rispettivamente esponevano ora un lavoro di Arcangelo Sassolino, ora gli stendardi di Marinella Senatore, la fiera ha contato la presenza di Suprainfinit, galleria di Bucarest che ha interamente dedicato lo stand a un’opera immersiva di Victoria Zidaru, tra le artiste più note del proprio Paese. La stessa linea ha guidato anche le gallerie della sezione Present Future, i cui allestimenti – in particolare quello presentato da Loevenbruck con Cloe Royer – hanno posto al centro un solo artista emergente, quasi come una personale, ma anche quello della galleria Benappi, in cui l’artista Guendalina Urbani ha costruito una gabbia solo apparentemente invalicabile: le sue sbarre, infatti, al tatto si rivelano morbide e flessibili, pronte a piegarsi e a smentire la loro rigidità.


Tra le note pop della fiera, lo stand dedicato alla nuvola da bere. È l’opera dell’artista giapponese Aki Inomata, presentata all’interno di Anonymous Art Project, iniziativa dedicata alla promozione dei nuovi talenti della scena nipponica contemporanea. Nel suo stand all’Oval, Inomata ha trasformato lo spazio in un laboratorio, dove ha realizzato piccole nuvole di latte stampate in 3D all’interno di bicchieri d’acqua che i visitatori – previa firma di una liberatoria – hanno potuto letteralmente bere. La formula che ha permesso a queste formazioni di durare fino a tre ore resta un segreto, custodito dall’artista dopo tre anni di sperimentazione.
Artissima, i premi dell’edizione 2025
Sono tredici i premi assegnati durante la trentaduesima edizione di Artissima. Tra i più attesi, il Premio illy Present Future, che è stato attribuito a Louis Morlae, presentato dalla galleria Rose Easton di Londra. Il Premio Orlane per l’Arte è andato alla galleria Zero di Milano, mentre il Premio Tosetti Value per la Fotografia ha premiato Alterazioni Video, rappresentato da Guido Costa Projects di Torino. Il Premio Vanni Occhiali è stato assegnato a Valentina Furian (galleria Una, Piacenza–Milano), e il Matteo Viglietta Award by Collezione La Gaia a Davide Stucchi (Martina Simeti, Milano). A Zoe Williams (Ciaccia Levi, Parigi–Milano) è andato il Carol Rama Award by Fondazione Sardi per l’Arte e GAM Torino, mentre il Premio Diana Bracco – Imprenditrici ad Arte ha riconosciuto il lavoro di Marta Barbieri e Paola Bonino (Una, Piacenza–Milano).

Tra i premi dedicati alla ricerca e alla dimensione internazionale, Thomias Radin (Esther Schipper, Berlino–Parigi) si è aggiudicato il Premio Oelle – Mediterraneo Antico, e Iris Touliatou (Sylvia Kouvali, Londra–Pireo) il Premio Pista 500 by Pinacoteca Agnelli. Il Premio “Ad occhi chiusi” by Fondazione Merz è stato conferito a Caroline Cordeiro (Galatea, San Paolo–Salvador), mentre il Vilnius Residence Prize ha premiato Rodrigo Hernandez (P420, Bologna – ChertLüdde, Berlino). Il Premio Ettore e Ines Fico è andato a Giovanni Termini (Me Vannucci, Pistoia). Infine, l’Artissima New Entries Fund ha sostenuto tre giovani gallerie: Vohm (Seul), Trotoar (Zagabria) e zazà (Milano–Napoli).
Per gli effetti dell’Iva al 5% c’è bisogno di tempo
«Artissima è stata il primo momento di verifica per l’Iva al 5% – ha affermato Luigi Fassi, direttore della fiera dal 2022 – ma soprattutto la sua cartina di tornasole. La nuova aliquota si è rivelata non solo un provvedimento fiscale indispensabile, ma un fatto culturale, una notizia di portata europea che ridefinisce il modo in cui l’Italia si colloca nel sistema dell’arte. Questa misura non agisce sul margine, ma sul senso: restituisce al nostro Paese la possibilità di competere ad armi pari, e allo stesso tempo di proporre un modello fondato su qualità, consapevolezza e responsabilità. Artissima ha avuto il privilegio e la responsabilità di metterlo alla prova, dimostrando come una fiera possa essere anche un luogo di diplomazia culturale, capace di far dialogare politica, economia e visione».

Queste le parole del direttore Fassi, ma nei corridoi di Artissima è stato sottolineato anche altro: «È ancora presto per vederne gli effetti, per quanto la stampa ne abbia parlato molto i collezionisti devono ancora abituarsi alla novità e assimilare questa informazione, soprattutto perché sta cominciando ad acquistare una nuova generazione», hanno dichiarato dalla galleria Ciaccia Levi (Parigi e Milano). «L’abbassamento dell’Iva ha rappresentato una scossa importante – hanno aggiunto – ma chiaramente il mercato ha bisogno di tempo per recepirla, soprattutto perché non si acquista un’opera al mese. In ogni caso il mercato italiano per noi che abbiamo sede in Francia è molto importante, rappresenta il 20% delle nostre vendite».
Risultati ancora non troppo diversi, quindi, o quantomeno differenti ma per altre ragioni: «A livello di volume non è cambiato molto, sicuramente è più facile la comunicazione con i clienti, perché c’è meno preoccupazione quando si comunica il costo di un’opera “più Iva”», hanno affermato dalla galleria milanese Viasaterna. «Il nostro andamento di quest’anno è dipeso dalle opere che abbiamo presentato e non dall’Iva – hanno proseguito – l’anno scorso abbiamo portato un artista più giovane, dunque meno costoso, e abbiamo fatto sold out al secondo giorno di fiera, quest’anno le opere esposte sono di un artista più affermato».

«Per noi è andata meglio rispetto all’anno scorso, soprattutto perché la Fondazione CRT ha acquisito una serie dell’artista David Schutter», hanno dichiarato invece dalla galleria romana Magazzino. «Vorremmo sperare che fosse per l’Iva più bassa, finalmente l’hanno ridotta». Insomma, la riforma è ancora troppo giovane per vederne gli effetti, ma la sua novità sembra rappresentare fin da questa edizione di Artissima un fattore di incoraggiamento.


