Nel cuore di Roma, l’incredibile spazio FOROF ospita INFRASUPRA, la nuova mostra site-specific di Alicja Kwade. Aperta dal 29 ottobre 2025 al 29 luglio 2026, invita il visitatore a riflettere sul tempo, sulla materia e sul nostro rapporto con la storia.

Alicja Kwade, artista polacca residente a Berlino, ha costruito la sua carriera esplorando la materia e il tempo attraverso sculture, installazioni e opere site-specific. Le sue creazioni mettono in discussione le convenzioni della realtà, oscillando tra l’effimero e l’eterno. FOROF è situato nel Palazzo del Gallo di Roccagiovine, conserva pavimentazioni e resti della Basilica Ulpia, risalenti al II secolo d.C. La sfida espositiva è sempre estremamente complessa.Tra lastre marmoree e ambienti ipogei, la memoria millenaria è una forte presenza e la stratificazione storica è, inevitabilmente, parte integrante dell’esperienza, e trasforma ogni visita in un viaggio attraverso epoche e percezioni.
In questo contesto, con INFRASUPRA, Kwade propone una riflessione tridimensionale sul concetto di tempo, intrecciando il tempo archeologico di FOROF, il tempo geologico dei materiali e il tempo umano del visitatore. Una mostra incredibile e organica in cui passo dopo passo il visitatore scopre una nuova percezione. Una mostra che non permette superficialità ma costringe all’attenzione alla ricerca, quasi archeologica, del passato, ma anche del futuro.
Il percorso espositivo inizia con Uranus e Jupiter, due sedute-scultura che accolgono i visitatori, introducendo immediatamente il tema della percezione e della relazione con lo spazio. Scendendo negli ambienti sotterranei, lo spettatore incontra Self-portrait as a Ghost, una scultura in bronzo realizzata con scansione 3D: una presenza ironica e sospesa che suggerisce il dialogo tra identità e memoria. Seguono le opere della serie MalusMultiplex, con mele distribuite su piedistalli e pavimenti, dove luce e ombra creano giochi di percezione che trasformano l’osservazione in un’esperienza contemplativa. La monumentale Sfera si colloca nell’area archeologica, mentre The Heavy Light mette in scena l’equilibrio tra oggetti eterei e pesanti, sfidando la gravità e l’immaginazione.
Ogni opera introduce una pausa e una ripartenza nel percorso espositivo:si alternano come frammenti di un racconto che si interrompe e si rinnova, chiedendo al visitatore di abbandonarsi al ritmo della mostra e di percepire il tempo nella sua materialità. Kwade interviene anche sui pavimenti: il feltro nero opaco, posizionato nelle zone prive di lastre marmoree, crea un effetto di sospensione, valorizzando le superfici storiche e intensificando il dialogo tra antico e contemporaneo. Ogni materiale, dalla roccia al bronzo, dalla polvere di carbone al vetro, diventa un mezzo per riflettere sul tempo: quello geologico, quello della civiltà e quello umano dello spettatore.

Le opere di Kwade emergono come nuove reliquie, manufatti di un futuro parallelo che amplificano la voce delle rovine. Il visitatore si trova “infra/supra” la storia, immerso in un dialogo tra memoria e contemporaneità, leggerezza e peso, controllo e incertezza. La mostra diventa così un “portale concettuale”, per dirla con le parole del curatore Valentino Catricalà, in cui il presente si apre verso il passato e verso futuri possibili. Il progetto si completa con cinque episodi collaterali di performance, reading e interventi musicali, che coinvolgono attivamente il pubblico.

In un dialogo aperto con lo spazio, l’artista sottolinea: «Il mio lavoro nasce dal desiderio di osservare il mondo da prospettive differenti, immaginando altri modi di percepire la realtà. In un luogo come FOROF, carico di memoria e di stratificazioni, questo dialogo diventa ancora più vivo». Nell’ambiente antico di FOROF le opere di Kwade diventano “veicoli” di percezione, mezzi per percepire la coesistenza del visitatore e della storia che lo circonda.


