Re Ubu e la parodia del denaro. Dalla ‘patafisica al gioco dell’arte

Dalla pièce teatrale di Alfred Jarry alla provocazione di Marcel Duchamp e J.S.G. Boggs, il denaro diventa strumento di critica, ironia e creazione artistica

Ubu Roi

Un signore del mondo di fine Ottocento degno dei nostri giorni: Re Ubu è il protagonista della pièce teatrale che Alfred Jarry pubblica sulla rivista francese Le livre d’Art il 25 aprile 1896, con prima assoluta al Teatro dell’Opera di Parigi il 10 dicembre 1896. Si tratta di un’opera di denuncia della degenerazione del potere economico e politico se esercitato senza alcuna razionalità e giustizia, un tema tanto attuale quanto il suo protagonista. Alfred Jarry è l’ideatore della corrente artistica della “patafisica”1 ovvero la scienza delle soluzioni immaginarie, per la quale non esistono verità assolute ma solo relative e sempre mutevoli, tutti i principî possono essere al contempo affermati e contraddetti, in nome dell’assoluta libertà creativa dell’artista, fuori da un qualsiasi schema precostituito.

Secondo la recente teoria dei fisici, alle particelle costitutive della materia, possono corrispondere particelle di “anti – materia”, e nulla impedisce di pensare che questa “anti – materia” formi un “anti – universo” che frequenta il nostro … Non è forse propriamente il mondo scoperto da Alice “dall’altra parte dello specchio” cui noi accederemmo se potessimo operare un cambiamento di segno nei simboli del nostro pensiero e del nostro essere?”.

Non è filosofia, non è arte. È SCIENZA, È COMPORTAMENTO, laddove predomina il gioco del PUER AETERNUS con un approccio ludico e irriverente, ironico ma (soprattutto) auto – ironico, ricco di neologismi, nonsense e giochi semantici. L’artista è dunque scienziato, creatore di realtà alternative prive di finalità o utilità pratica, ma divertenti ed essenziali per il benessere fisico, ‘patafisico e mentale. Con la sua SCIENZA e la sua opera teatrale, Jarry porta in scena una perfetta parodia del denaro, rappresentandolo non solo come fine, ma soprattutto come strumento di controllo politico e sociale. Re Ubu non governa per un ideale, ma solo per accumulare ricchezze, estorcere tasse, appropriarsi di beni.

Gli ultimi dieci anni della vita di Alfred Jarry saranno fortemente condizionati da stenti economici e costante necessità di denaro2, ma “la ‘patafisica è nel suo procedere, imperturbabile” (Regola V), e Jarry continuerà a trattare valori d’uso e di scambio con la sua consueta ironia, sempre in cerca di alternative alla logica economica, caratterizzate dalla totale mancanza di regole nonché dalla più scriteriata fantasia.

La parodia del denaro

Dalla SCIENZA al teatro, dal teatro all’arte contemporanea. Marcel Duchamp con la sua anti – arte, la sua ironia e il suo culto del non – sense, è l’artista ‘patafisico che meglio rappresenta il PUER AETERNUS di Jarry, oltre a essere uno dei primi artisti a esplorare il rapporto tra arte ed economia, tra arte e “dio – denaro”. Il 3 dicembre 1919 disegna e firma un assegno della Teeth’s Loan & Trust Company Consolidated, con tanto di ORIGINAL manoscritto in verticale in rosso, per pagare 115 dollari al suo dentista. Il Dott. Daniel Tzank, grande collezionista d’arte, ben sapendo chi è il suo paziente, accetta l’assegno senza (stranamente) mai incassarlo. Vent’anni dopo Duchamp ricompra la sua opera for a lot more than it says it’s worth, racconta in una intervista al critico francese Pierre Cabanne nel 1967, non ricordando se poi la regala o la vende a Roberto Matta, pittore surrealista cileno che incontra nel 19443.

 Cash, check or artwork?. Oggi il Tzank Check di Marcel Duchamp è considerata una delle opere più importanti del Dadaismo, avente pari dignità di Fountain. Una riproduzione dell’assegno realizzata nel 1938 è esposta nel museo M+ di Hong Kong mentre l’originale (quello con la scritta ORIGINAL manoscritta in verticale in rosso, per intenderci) sembra essere destinato a essere donato al Museo di Israele a Gerusalemme.

Qualche anno dopo, il Collège de ‘Pataphisique, fondato a Parigi nel 1948, inizierà a emettere monete immaginarie, portando avanti la parodia sul valore del denaro di Jarry e Duchamp. La firma di un grande artista su un orinatoio che diventa capolavoro equivale alla firma del presidente di una banca centrale su un pezzo di carta che diventa banconota? Considerando che “La ‘Patafisica è la scienza delle soluzioni immaginarie” (Regola III) e “Al di là della ‘Patafisica, non vi è nulla: essa è la suprema istanza” (Regola VII), la risposta non può che essere positiva, senza alcuna possibilità di replica.

Sulla base di cotanta certezza, arriviamo ai giorni nostri. “Seduto in una tavola calda di Chicago nel 1984, l’artista Stephen Boggs iniziò a scarabocchiare su un tovagliolo di carta mentre consumava un caffè e una ciambella. Ha iniziato con il numero 1, poi lo ha trasformato nell’immagine di una banconota da un dollaro. La sua cameriera, restando impressionata, si offrì di comprarlo. Il signor Boggs rifiutò, ma lo presentò per pagare lo scontrino del suo conto da 90 centesimi. La cameriera gli diede 10 centesimi di resto. Era nata un’idea …”

Questa è l’apertura dell’articolo sul New York Times del 27 giugno 2017 di William Grimes dal titolo J.S.G. Boggs, Artist, Dies at 62; Ha fatto soldi. Letteralmente. E li spendeva anche, letteralmente, ricevendo alcune monete come resto e uno scontrino. Non ha mai venduto le sue banconote, le ha solo spese. I collezionisti che acquistavano un’opera d’arte di JSG Boggs ricevevano poche monete e uno scontrino fiscale, essendo a carico loro cercare dove erano state spese le banconote originariamente disegnate, alcune delle quali sono oggi appese in musei come il MOMA, insieme alle ricevute fiscali e qualche moneta di resto4.

Sfortunatamente (o meglio, genialmente), un giorno JSG Boggs inizia a stampare il suo denaro disegnato su cartamoneta del Bureau of Engraving and Printing del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti (e istituzioni simili nel Regno Unito, in Australia, in Svizzera e in altri paesi), venendo così arrestato per contraffazione con confisca delle sue opere d’arte. Boggs replica che nel definirlo un contraffattore, “non capiscono la differenza tra arte e crimine”. Tuttavia, grazie alla brillante difesa del suo avvocato Geoffrey Robertson QC, viene rilasciato al termine di un lungo processo giudiziario, costato un sacco di soldi “veri” (si dice più di tutti i soldi disegnati nella sua vita), ma precedente giurisprudenziale fondamentale in materia di “riproduzione” e denaro che diventa opera d’arte, che a tutti gli effetti “legittima” la ricerca di Alfred Jarry e Marcel Duchamp sul rapporto tra arte ed economia.

Si può dire che Boggs incassa il “Tzank Check” e “(…) reinveste il nostro interesse per il denaro (a seguito degli interventi di Duchamp), rimandandone l’impatto finanziario solo per riscoprirne il potenziale intellettuale e speculativo di arte”5. Il gioco e il senso ‘patafisico dell’ironia (nonché dell’autoironia) sono alla base della collezione di banconote italiane che diventano opere d’arte grazie allo spirito del PUER AETERNUS degli artisti che hanno accettato di reinterpretare la lira all’insegna della massima libertà e soprattutto ilarità, o meglio liralità. “Le parole sono belle, ma le opere parlano”, diceva Goethe. Lasciamo la parola a un primo gruppo di artisti, cui ne seguiranno altri.


[1] ‘patafìṡica s. f. dal fr. pataphysique, formazione scherz. e arbitraria con (é)p(i)- «epi-» e (mé)ta-physique «metafisica», per indicare, originariamente, la scienza di ciò che si sovrappone alla metafisica (Dizionario Enciclopedico Treccani)
[2] Vicenzo Accame, Jarry, Il Castoro, n. 88, aprile 1974, Pag.72
[3] Verity Babbs, Duchamp once paid his dentist with a forged chck, now a Dada masterpiece, Artnet News, May 19th, 2025 https://news.artnet.com/art-world/art-bites-marcel-duchamp-dentist-check-2617453
[4] Su JSG Boggs lif e arte vedi Lawrence Weschler, Boggs, A Comedy of Value, The University of Chicago Press, 1999
[5] Judovitz, Arte ed Economia: i ritorni postmoderni di Duchamp, cit., pagina 216