New York, l’aeroporto JFK diventa un hub di arte pubblica

Il New Terminal One, in costruzione all’aeroporto JFK di New York, accoglierà sette installazioni monumentali firmate da artisti internazionali

Quando aprirà completamente nel 2030, il New Terminal One del John F. Kennedy International Airport sarà molto più di un hub per viaggiatori: sarà una vera e propria porta d’ingresso artistica sulla città di New York. Con un investimento di 9,5 miliardi di dollari e una superficie di 2,6 milioni di piedi quadrati, il nuovo terminal – sviluppato dalla Port Authority of New York and New Jersey insieme a un consorzio privato – si propone di ridefinire l’esperienza aeroportuale attraverso le opere di artisti come Yinka Shonibare, Tomás Saraceno, Julie Curtiss o Firelei Báez, che interverranno con lavori su larga scala negli spazi del JFK.

«L’arte pubblica che ispira e riflette l’identità della nostra regione è parte essenziale della strategia della Port Authority per creare aeroporti di livello mondiale, destinazioni in sé stesse», ha dichiarato Rick Cotton, direttore esecutivo dell’ente che ha sviluppato l’iniziativa. «Un’arte coinvolgente sarà il fulcro di un programma culturale più ampio, che includerà esperienze digitali immersive, film d’autore e un branding distintivo capace di restituire un senso del luogo autenticamente newyorkese». Curato da Culture Corps, la società fondata da Yvonne Force Villareal e Doreen Remen, il programma artistico seleziona voci eterogenee per creare un paesaggio visivo cosmopolita, riflesso della diversità culturale che anima la metropoli.

Gli artisti scelti per il JFK

Tra gli artisti scelti spicca Yinka Shonibare, che realizzerà una grande installazione di nove aquiloni dipinti a mano in tessuto batik, simbolo delle migrazioni e delle identità plurali del Queens, il distretto che ospita l’aeroporto. Kelly Akashi proporrà una scultura alta diciotto piedi: una mano di bronzo dalla quale germogliano fiori nativi della regione di New York, metafora della rinascita e della connessione tra natura e umanità. L’argentino Tomás Saraceno, fedele alla sua poetica visionaria, sospenderà nello spazio una nuova opera della serie Cloud Cities, un intreccio di forme iridescenti che evocano ecosistemi sospesi e fragili equilibri planetari.

La pittrice Ilana Savdie, nata a Miami e residente a Brooklyn, tradurrà il movimento delle persone in un mosaico monumentale che racconta la storia migrante della città, mentre la francese Julie Curtiss concepirà un’altra opera musiva in cui mani gigantesche reggono icone e cibi emblematici di New York, un omaggio alla sua vitalità quotidiana. Firelei Báez, artista dominicana, immaginerà invece un murale sospeso che fonde mappe storiche e piante acquatiche, suggerendo un dialogo tra memoria e trasformazione urbana. A completare il gruppo, Woody De Othello popolerà l’area dei nastri bagagli con sculture ceramiche di oggetti ordinari – lampioni, telefoni, insegne – che, nella loro vivacità cromatica, restituiranno un sorriso a chi parte o arriva.

Il New Terminal One come nuova destinazione culturale

Il New Terminal One, progettato dagli studi Gensler e AECOM, sorgerà sull’area dei vecchi terminal uno, due e tre, e sarà il più grande dell’aeroporto. La collaborazione con lo studio Pentagram per la segnaletica e con Gentilhomme per il programma cinematografico conferma la volontà di creare un’esperienza sensoriale totale, dove ogni dettaglio – dal percorso visivo al linguaggio grafico – contribuisce a un nuovo modo di percepire il viaggio. Dopo LaGuardia, anche il JFK si prepara così a diventare non solo un punto di transito, ma una nuova destinazione culturale, un manifesto di ciò che significa “arrivare a New York” nel XXI secolo.

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