Paris Internationale 2025, l’undicesima edizione all’insegna delle nuove proposte

Tra le prime partecipazioni a Paris Internationale anche il progetto curatoriale nomade Lux Feminae

Paris Internationale, fiera d’arte contemporanea a Parigi, ha svolto la sua undicesima edizione in una nuova sede su tre piani sugli Champs Elysées, non lontano da Art Basel Paris al Grand Palais. In attesa di vedere la nuova edizione a Milano, che si terrà dal 17 al 19 aprile 2026, l’edizione parigina sotto la direzione di Silvia Ammon si presenta come sempre attenta a proporre un modello fieristico libero e una valida alternativa alle mostre e fiere della Paris Art Week.

Fondata a Parigi nel 2015 dalle gallerie Crèvecoeur, Ciaccia Levi di Parigi e Gregor Staiger di Zurigo, anche l’edizione di quest’anno vede la partecipazione di gallerie da tutto il mondo, come Bel Ami di Los Angeles, greengrassi di Londra o KOW di Berlino. Tra le italiane compaiono Clima con Dana Lok e Sacha Kanah e Martina Simenti con un dialogo tra Chloé Quenum e Davide Stucchi. Presenti anche Tiziana Di Caro con Damir Očko e Tomaso Binga, Vistamare con opere di Maria Loboda, Polys Pesilikas e Rosa Barba, Zaza’ con i lavori di Giorgia Garzilli e Sylvano Bussolotti, Veda con i lavori installativi di Nancy Lupo e sculture di Cross Lypka.

Oltre alla già citata Gregor Staiger, con sculture e video di Mostern Chetwyndcome, tra le nuove proposte in fiera ci sono state: sun.works di Lorenzo Bernet a Zurigo con i tramonti di Elise Corpataux, Teatro Grottesco di Torino con un lavoro di Gavin Brown, Giselles’ Books di Marsiglia con una selezione di libri d’artista, Goswell Road di Londra con Chris Korda, David Hoyle & Zoe DeWitt. Molte le proposte da Shanghai e Beijing, come Tabula Rasa Gallery e Vacancy, o da Mexico City, come Llano con le installazioni di Erik Tlaseca. La casa editrice e libreria indipendente After8 Books di Parigi sempre presente con una selezione e presentazione di libri e riviste per tutta la durata della fiera.

Tra le prime partecipazioni anche quella di Lux Feminae, progetto curatoriale nomade fondato da Olivia Zabludowicz e Lily Cohen nel 2002 che presenta Hold On, There, con pitture, fotografie e installazioni degli artisti Daniele Tonetti e Hedi Stanton. Le curatrici, che esponevano inizialmente solo artiste donne a Londra, Mexico City, New York e Parigi, raccontano: «Crediamo in una prospettiva femminile più che in un’arte solo femminile, e abbiamo deciso di dare spazio ad artisti di altri generi. Noi stesse, da donne, abbiamo avuto dovuto affrontare un’evoluzione nel passaggio all’età adulta, e ci teniamo a sottolineare come ogni persona sia diversa e continui ad evolvere, e questo può essere scomodo, come le posizioni delle donne fotografate da Hedi Stanton davanti alla tomba del giornalista Victor Noir, o un lavoro di stratificazione, come i dipinti-collage di Daniele Toneatti».

I temi dei lavori degli artisti in dialogo che lavorano con diversi media, infatti, vertono attorno a temi come la costruzione identitaria, la distorsione della percezione del sé, la fertilità. Ad esempio, le opere di Daniele Toneatti, la cui formazione viene dalla moda, sono riflesso di una stratificazione dei linguaggi visivi, la costruzione di “un’immagine terza o quarta”, come definita dall’artista stesso: «Un’immagine non premeditata che è talmente sedimentata di livelli, sia di gesti che di pittura, da diventare fisica». Un processo creativo che prevede l’inclusione di linguaggi dissonanti e contro-intuitivi, che si traducono in immagini familiari. O ancora, i lavori come Gloo di Toneatti o Kiss, rub, flower I di Stanton sono lavori e soggetti imperfetti, in divenire, collocati in un dialogo che a Paris Internationale ha tentato di proporre prospettive alternative.

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