MAXXI BVLGARI PRIZE, ecco le finaliste dell’edizione 2025

Annunciate a Parigi, le tre finaliste della quinta edizione del premio che sostiene l'arte giovane sono Chiara Bersani, Adji Dieye e Margherita Moscardini

Il MAXXI BVLGARI PRIZE, tra le più importanti piattaforme italiane dedicate alla promozione della giovane arte contemporanea, svela le finaliste della sua quinta edizione: Chiara Bersani, Adji Dieye e Margherita Moscardini. L’annuncio è avvenuto il 24 ottobre all’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, in occasione dei giorni di Art Basel Paris, durante una cerimonia che ha riunito protagonisti e sostenitori della scena artistica internazionale.

A presentare la terna sono stati Maria Emanuela Bruni, Presidente della Fondazione MAXXI, Matteo Morbidi, Direttore della Fondazione Bvlgari, e Francesco Stocchi, Direttore artistico del MAXXI, introdotti da Stefano Questioli con i saluti del direttore dell’Istituto, Antonio Calbi. Nel 2026, le tre artiste saranno protagoniste di una mostra al MAXXI, curata da Giulia Ferracci, per la quale realizzeranno opere site specific. Al termine dell’esposizione, una giuria internazionale decreterà la vincitrice, la cui opera entrerà a far parte della collezione permanente del museo.

Un decennio di ricerca condivisa

Nato come Premio per la Giovane Arte, il MAXXI BVLGARI PRIZE è oggi un laboratorio di produzione, riflessione e sostegno, che unisce istituzioni e talenti emergenti in un percorso di continuità e dialogo. Nel decimo anniversario dalla sua istituzione, come ha sottolineato Matteo Morbidi, il premio entra ufficialmente a far parte delle iniziative promosse da Fondazione Bvlgari, consolidando un’alleanza che negli anni ha dato forma a nuove visioni e linguaggi.

Dal 2018, grazie alla partnership tra MAXXI e Fondazione Bvlgari, il progetto si è trasformato in una piattaforma stabile di produzione e ricerca, con tempi di sviluppo dedicati e opere concepite in stretta relazione con lo spazio museale. A testimoniare la solidità del percorso, i nomi dei vincitori delle edizioni precedenti: Diego Marcon (2018), Tomaso De Luca (2020), Alessandra Ferrini (2022) e Monia Ben Hamouda (2024). Come ha affermato Maria Emanuela Bruni, «promuovere e diffondere l’arte contemporanea italiana è la nostra missione, che viviamo con grande responsabilità». Una dichiarazione che sottolinea il valore pubblico e civile del premio, in un momento in cui la cultura si fa strumento di inclusione e visione collettiva.

Tre prospettive, tre poetiche

Le finaliste incarnano, ciascuna a modo proprio, le tensioni e le sfide della contemporaneità. Chiara Bersani (San Rocco al Porto, 1984), performer e coreografa, indaga il corpo come soggetto politico e poetico. La sua pratica, che attraversa teatro e arti visive, costruisce narrazioni incarnate, in cui la fragilità diventa gesto di resistenza. La giuria ha ricordato la sua opera Gentle Unicorn come esempio emblematico di corpo anarchico e liberatorio.

Adji Dieye (Milano, 1991), attiva tra Milano e Dakar, intreccia fotografia, archivio e linguaggi digitali per interrogare i processi di rappresentazione e le stratificazioni della memoria postcoloniale. Il suo lavoro, attraversato da un senso di appartenenza plurale, costruisce un dialogo sensibile tra documentazione e immaginazione, restituendo voce a narrazioni rimaste ai margini della storia. Margherita Moscardini (Livorno, 1981) concentra la propria ricerca sul rapporto tra architettura, diritto e cittadinanza. Le sue opere, spesso dispositivi spaziali e sculture concettuali, ridefiniscono i confini dell’abitare e mettono in discussione il concetto di comunità. La sua pratica suggerisce una riflessione sullo spazio come luogo politico, dove si intrecciano materia e pensiero.

Come ha osservato Francesco Stocchi, le tre artiste condividono un’urgenza comune: quella di esplorare «il corpo, la memoria e lo spazio come strumenti di costruzione identitaria».