I gioielli rubati al Louvre non erano assicurati

Le opere, prive di copertura assicurativa, rientravano nella politica dello Stato di autoassicurazione dei propri beni culturali

Il Ministero della Cultura francese ha confermato che non sarà versato alcun risarcimento per il furto dei preziosi gioielli napoleonici sottratti domenica scorsa al Museo del Louvre. Gli oggetti, di valore storico e simbolico incalcolabile, non erano coperti da assicurazione privata: una scelta coerente con la tradizionale politica dello Stato francese, che agisce come proprio assicuratore per i beni conservati nei musei nazionali.

«Lo Stato non sarà risarcito – si legge nel comunicato ufficiale – poiché le opere trafugate possiedono un valore patrimoniale e culturale inestimabile». La procuratrice Laure Beccuau ha precisato che si tratta di oggetti di eccezionale pregio appartenenti all’epoca napoleonica, sottratti dal loro luogo di conservazione abituale.

Un portavoce del Ministero ha spiegato che la rinuncia a polizze assicurative deriva da una logica economica consolidata: i premi per coperture di questo tipo sarebbero altissimi, mentre i rischi di furto o danneggiamento risultano statisticamente molto bassi. Lo Stato preferisce dunque farsi carico direttamente di eventuali perdite, una pratica comune nei grandi musei pubblici francesi.

Diversa è la situazione quando le opere viaggiano per esposizioni o prestiti temporanei: in tali circostanze vengono stipulate polizze specifiche, a tutela del bene e delle istituzioni coinvolte. Le fondazioni private, invece, seguono politiche opposte: la Fondation Louis Vuitton o la Pinault Collection assicurano costantemente le proprie collezioni, anche in sede fissa, a fronte di un rischio reputazionale e finanziario più elevato.

Laurence des Cars, la fiducia di Macron dopo la crisi

Secondo quanto riportato da Le Figaro, nelle ore successive al furto Laurence des Cars, presidente del Louvre, avrebbe rassegnato le proprie dimissioni, respinte però dal presidente Emmanuel Macron. Il capo dello Stato avrebbe contattato personalmente la direttrice, invitandola a non cedere alla pressione del momento: «Tieni duro, non possiamo permettere che venga interrotta la dinamica di rinnovamento del museo».

Solo pochi mesi fa, lo stesso Macron aveva affidato alla des Cars il compito di guidare il progetto del futuro “Grand Louvre”, simbolo del rilancio culturale della capitale francese. Il furto, dunque, rappresenta non solo una perdita patrimoniale, ma anche un colpo simbolico a un’istituzione chiamata a rinnovarsi nel segno della trasparenza e della sicurezza.

Una vulnerabilità che riporta alla memoria Notre-Dame

L’assenza di copertura assicurativa riaccende un dibattito già emerso nel 2019, dopo l’incendio della cattedrale di Notre-Dame. Anche allora, lo Stato dovette assumersi interamente la responsabilità della ricostruzione, ma la straordinaria mobilitazione privata – oltre 840 milioni di euro raccolti da 340.000 donatori – consentì di coprire le spese senza gravare sui contribuenti.

Quel modello ibrido tra intervento pubblico e sostegno privato potrebbe ora tornare di attualità, mentre il furto al Louvre evidenzia la fragilità di un sistema che, pur fondato su un solido principio di fiducia, si trova oggi a fare i conti con una nuova percezione del rischio.