Con un impegno finanziario di 176 milioni di euro il Ministero della Cultura inaugura una nuova stagione per il patrimonio culturale italiano. Il programma triennale dei lavori pubblici, firmato dal ministro Alessandro Giuli, prevede fino al 2027 la realizzazione di 229 interventi di restauro e valorizzazione, distribuiti su tutto il territorio nazionale. Un piano di ampia portata che interessa siti archeologici, edifici storici, archivi e biblioteche, e che mira a coniugare tutela e partecipazione civica.

Non si tratta soltanto di un’operazione di manutenzione o conservazione: il progetto intende restituire centralità ai luoghi della memoria collettiva, riaffermando il ruolo della cultura come elemento identitario e infrastruttura pubblica. Ogni intervento, dal recupero di una biblioteca di quartiere al restauro di un complesso archeologico, è pensato per riattivare le comunità, restituendo loro spazi di incontro e conoscenza. In questa prospettiva, la cultura torna ad essere territorio vissuto, tessuto connettivo tra passato e futuro, cura per il paesaggio umano oltre che per quello materiale.
Un piano dal respiro internazionale
Accanto alla dimensione nazionale, il programma si apre con decisione a una visione internazionale. Il Ministero destina infatti quasi 20 milioni di euro a 64 progetti di promozione della cultura e della lingua italiana nel mondo, delineando una vera e propria strategia di diplomazia culturale. L’Italia rafforza così il proprio ruolo di ponte tra civiltà, portando all’estero non solo i propri tesori artistici, ma anche il pensiero critico e le competenze che da sempre ne alimentano la tradizione.
Tra i progetti di punta, il restauro e la valorizzazione del sito archeologico di Elaiussa Sebaste, in Turchia, simbolo di un dialogo millenario tra Mediterraneo orientale e Occidente. Sul versante teorico, la traduzione in inglese e arabo della Teoria del restauro di Cesare Brandi rappresenta un gesto di condivisione intellettuale di rara importanza: un modo per rendere accessibile a studiosi e operatori internazionali uno dei testi fondativi del pensiero estetico italiano.

La promozione che passa per le mostre
Particolarmente evocativo è Rinascimento Marchigiano, progetto nato per raccontare al mondo il patrimonio artistico ferito dal sisma del 2016. L’esposizione, che viaggerà in Cina, Germania e Spagna, unisce forza visiva e memoria collettiva, trasformando la vulnerabilità in racconto universale di resilienza. Di grande valore simbolico anche Magna Mater, iniziativa realizzata tra Roma e Tunisi nell’ambito del Piano Mattei: un dialogo interculturale che, attraverso reperti, sculture e installazioni immersive, esplora le radici comuni del culto della Grande Madre, restituendo al Mediterraneo il suo ruolo di culla di scambi spirituali e artistici.
A completare il quadro, una serie di mostre e rassegne che intrecciano linguaggi diversi — dalla fotografia alla musica, dal cinema al teatro — per restituire l’immagine di un’Italia plurale, in continuo movimento. Tra queste, spiccano le esposizioni dedicate a Fosco Maraini, testimone sensibile di culture lontane, e ai paesaggi della Puglia del dopoguerra, ritratta come crocevia di memoria e rinascita.



