Litanie e confessioni, la scultura diventa un rituale interiore

Nell’ambito della decima edizione di Rome Art Week, Paolo Frattari presenta una mostra site-specific all'interno di Fenice Studio

Cosa resta del sacro quando si svuota di religione? Paolo Frattari prova a rispondere con Litanie e confessioni, una mostra site-specific realizzata in occasione di Rome Art Week e curata insieme a Sylvie Freddi, che trasforma un’architettura spogliata del suo culto in un’esperienza scultorea densa di spiritualità contemporanea. In un ex luogo sacro, oggi studio di architettura, l’artista romano costruisce un rito silenzioso che guida alla rivelazione di sé.

La mostra si compone di sette sculture lignee: sei figure femminili, portatrici di ceri, e un’imponente testa scolpita, Confessionale, alta due metri. Realizzate in legno d’abete, le opere sono cariche di tensione simbolica e spirituale. Le donne sembrano avvolte in un corteo liturgico, sospese tra il movimento e l’attesa. Il visitatore le attraversa come in un rituale laico, fino a giungere davanti alla grande scultura centrale: un volto ieratico, chiuso e silente, che diventa specchio e soglia, invito alla confessione interiore. Il lavoro di Frattari parte dal corpo, lo osserva, lo riduce all’essenza attraverso il gesto dello scolpire, del “togliere”. Come scrive l’artista: “Togliere e poi ancora togliere, alla perenne ricerca di ciò che siamo”.

L’installazione entra in dialogo diretto con lo spazio: il pavimento in pietra, le volte spoglie, le ombre accentuate dal minimalismo dell’allestimento. Qui, l’arte non si limita a essere oggetto, ma si fa presenza. Il sacro, rimosso dalla funzione religiosa, torna a manifestarsi in forme nuove, cariche di tensione spirituale e contemporaneità. Con Litanie e confessioni, Paolo Frattari non propone una semplice esposizione, ma una soglia da attraversare. Il suo lavoro rifugge l’estetica compiaciuta e affronta invece la materia come tramite verso qualcosa di più profondo, più oscuro, più umano. Un progetto che si impone con forza in questa edizione di Rome Art Week, restituendo alla scultura il suo potere antico: quello di creare presenza, di evocare memoria, di generare spazio interiore.

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