Tim Burton protagonista alla Florence Biennale

Tra sculture, disegni e taccuini, il cineasta è al centro della personale “Light and Darkness” nella Fortezza da Basso

Maestro del dark fantasy, poeta gotico-romantico, regista del surreale. Sono solo alcuni dei “titoli” che, sul web, definiscono l’artista che più di tutti ha saputo bypassare i limiti tra le discipline, creando un linguaggio visivo immediatamente riconosciuto e riconoscibile. Classe 1958, il cineasta, sceneggiatore e produttore cinematografico Tim Burton approda nella città di Dante nell’ambito della 15esima edizione della Biennale fiorentina, fino al 26 ottobre nella Fortezza da Basso. 

Il tema centrale della rassegna – che si sviluppa su 11.000 metri quadrati e, attraverso 1.500 opere, presenta oltre 550 artisti e designer provenienti da oltre 85 paesi e 5 continenti – è “The sublime essence of light and darkness: concepts of dualism and unity in contemporary art and design”. Sviscerand così l’eterno connubio tra luce e oscurità. Un contesto ideale ed evocativo, che abbraccia l’inedita personale di Tim Burton Light and darkness, curata dall’artista insieme alla Florence Biennale. 

C’è di più. Scelto personalmente da Burton, il titolo della mostra esplicita (anche) la tensione dialettica che fende tutto il suo percorso: la compresenza di chiaro e scuro, certamente, ma anche di ironia e malinconia, di sogno e incubo. Il pioniere della rinascita dell’animazione in stop-motion (vedi “The Nightmare Before Christmas”, diretto da Henry Selick, ideato e coprodotto da Burton nel 1993) non ha “soltanto” immaginato e creato opere cinematografiche immortali, ma ha plasmato un genere.

Un universo popolato da creature bizzarre, che incarnano e attualizzano le tensioni archetipiche dell’immaginario comune. Rappresentando le emozioni a livello individuale e collettivo, anche mediante semplici palloncini («c’è sempre qualcosa di speciale in loro. Li vedi sgonfi e poi li vedi fluttuare», le parole di Burton). In mostra oltre 50 opere – di cui una parte è stata selezionata dal progetto espositivo itinerante The World of Tim Burton – declinate in un percorso di più sale ben accoglienti. 

Il percorso si apre con un’installazione accompagnata da una vasta raccolta di disegni, album e taccuini, per poi svilupparsi attraverso sale interconnesse, dove non mancano le sorprese. Tre enigmatiche creature in resina accolgono il visitatore, per poi dare spazio al “Carousel room”, un ambiente immersivo a luci UV con fondali policromi; qui ci si ritrova catapultati in un vortice fluorescente, dove la giostra ideata e realizzata da Burton divienta il (nero) cuore pulsante di un paesaggio visionario.

E ancora, la sala dedicata alla “Sposa cadavere”, film d’animazione del 2005 diretto da Tim Burton e Mike Johnson. Ad affiancare un disegno originale, ci sono i modelli autentici dei protagonisti Emily e Victor, esposti in doppia versione: le armature fornite dallo studio Mackinnon and Saunders, e le doll definitive così come le abbiamo conosciuti sullo schermo. La sala raccoglie anche i riferimenti ad ulteriori capolavori cinematografici di Burton: dal già citato “Tim Burton’s The Nightmare Before Christmas” a “Beetlejuice” (1988) a “Edward mani di forbice” (1990), presentati al pubblico attraverso un’accurata selezione di disegni.

A questo proposito, il visionario artista e regista americano – insignito del premio “Lorenzo il magnifico” alla carriera – ha autografato e autorizzato la vendita di alcune sue opere alla Biennale di Firenze. Disponibili in edizione limitata di 20 copie ciascuno, le opere in vendita sono “Percepto”, “Untitled (Alien Series)” e “Untitled (Stainboy)”. Più che rilevante, infine, lo spazio riservato a lavori e personaggi che hanno avuto diffusione più circoscritta: “Oyster Boy”, “Stain Boy”, “Robot Boy”, “Toxic Boy” emergono attraverso varie sculture, installazioni, disegni e proiezioni.

Curata da Sarah Brown («come illustratore, pittore, fotografo e autore, la visione creativa di Burton va ben oltre il mondo del cinema e della televisione», le sue parole), la personale Light and darkness si chiude con una piccola sala proiezioni. L’intento è duplice: restituire la dimensione audiovisiva dell’artista californiano e ricondurre l’esperienza del pubblico alle origini cinematografiche della sua immensa poetica. Un’arte contraddistinta da esseri fragili, malinconici e ironici in grado di evocare (o rievocare) il lato oscuro dell’infanzia con la dolcezza di una favola gotica.

Info: https://www.florencebiennale.org/it/ 

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