Il ministro della Cultura Alessandro Giuli, venerdì 17 ottobre nella Sala Spadolini del ministero, ha intonata la celebre canzone Albachiara di Vasco Rossi per annunciare la vittoria di Alba, la città piemontese che si è aggiudicata il titolo di Capitale italiana dell’Arte Contemporanea 2027 con il dossier Le fabbriche del vento, omaggio a Gallizio e Longhi. Il ministro ha sorpreso tutti cantando la strofa «Respiri piano per non far rumore…» e invitando la platea a completare il verso con «un’Alba». Così, con un colpo di teatro dal tono pop-rock, il verdetto è stato reso pubblico: la città delle Langhe si è imposta sulle altre finaliste, tra cui Foligno-Spoleto, Pietrasanta e Termoli.
Presenti alla cerimonia una delegazione albese composta da trenta rappresentanti: il sindaco Alberto Gatto, l’assessora alla Cultura Caterina Pasini e la presidente del Comitato, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, insieme a rappresentanti istituzionali, economici e culturali del territorio, il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, esponenti del mondo dell’arte contemporanea, enti, fondazioni e amministrazioni locali.


Il progetto Le fabbriche del vento
A valutare le sei città finaliste è stata una giuria composta da cinque esperti di altissimo profilo, provenienti da ambiti diversi ma complementari: urbanistica, arti visive, moda, progettazione culturale e politiche territoriali. A presiederla Lorenza Baroncelli, architetta e curatrice, già direttrice artistica della Triennale di Milano. Con lei Sofia Gnoli, storica della moda e giornalista, Renata Cristina Mazzantini, funzionaria storica dell’arte, Giusy Caroppo, curatrice indipendente e direttrice artistica di programmi sul territorio, e Vincenzo Santoro, esperto di politiche culturali e musicali per i territori locali.

Il dossier presentato da Alba, curato da un team multidisciplinare guidato dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, è un omaggio esplicito a Pinot Gallizio, figura chiave dell’avanguardia albese e membro fondatore dell’Internazionale Situazionista, e a Roberto Longhi, storico dell’arte nato proprio nella cittadina piemontese nel 1890. L’idea di fondo è chiara: un’arte che abita il territorio, che non si limita a spazi museali, ma che si estende nei luoghi del vivere quotidiano fra campagne, ospedali, scuole, vigne, centri sociali, biblioteche. Il progetto mira a superare il format classico dell’evento culturale temporaneo, proponendo invece una rete di azioni coordinate che culmineranno nel 2027, ma che avranno anche una prospettiva di lungo periodo.


